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Visualizzazione post con etichetta fase 2. Mostra tutti i post
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domenica 31 maggio 2020

30, 31 maggio 2020 - giardino sonoro e ... timeinjazz

Mentre proseguono incessantemente le polemiche fra il le istituzioni e alcuni governatori di Regione, fra cui ovviamente quello sardo, su modalità di riapertura fra regioni e mobilità, polemiche che, come dicevo nello scorso post, mi paiono dei mezzi di distrazione di massa, personalmente mi sto concentrando su via fare nei periodi di ferie "in sicurezza" e, ovviamente, in low cost.
Anzitutto approfitterò della riapertura del "Giardino Sonoro" di Pinuccio Sciola a San Sperate nella cintura di Cagliari. Lo scorso 22 marzo è stato riaperto e osserverà l'apertura al pubblico, su prenotazione, nei giorni venerdì sabato e domenica ore 10-19.
Di cosa si tratta? Pinuccio Sciola è stato uno scultore ed artista sardo.
Dal sito dell'artista www.psmuseum.it si legge che
《Giuseppe Sciola, noto Pinuccio, nasce a San Sperate(SU) in Sardegna nel 1942 in una famiglia di contadini. Frequenta “l’Università della Natura”, come lui stesso sosteneva con orgoglio, dalla quale riceve la più completa e approfondita delle formazioni. Inizia a scolpire fin dalla più tenera età e nel 1959 partecipa, come autodidatta, alla I Mostra d’arti figurative per gli studenti di ogni ordine e grado nel circolo de La Rinascente a Cagliari, aggiudicandosi una borsa di studio che gli permette di frequentare il Liceo Artistico di Cagliari, grazie all’Opera Prima, denominata successivamente Pietrino. Conseguito il diploma di maturità artistica, partecipa a numerose mostre collettive e non, frequenta il Magistero d’Arte di Porta Romana di Firenze e l’Accademia Internazionale di Salisburgo dove ha l’opportunità di seguire i corsi di Minguzzi, Kokoschka,Wotruba, Vedova e Marcuse. Durante i suoi numerosi viaggi di studio per l’Europa entra in contatto con diverse personalità artistiche come Giacomo Manzù, Aligi Sassu e Henry Moore.
(...)
La sua ricerca artistica apre, per il mondo dell’arte, agli inizi degli anni ’90, uno scenario nuovo ed inaspettato quando svela al mondo la magia del suono della pietra, una materia dura e statica, non più rilegata ad una sola funzionalità visiva e tattile, ma alla quale ha permesso di essere osservata attraverso un terzo senso: l’udito. Nascono le Pietre Sonore, suonate per la prima volta, nel 1996, dal percussionista Pierre Favre al Festival Time in Jazz di Berchidda, in Sardegna.
La pietra con Sciola è elastica, sonora e trasparente, un’immaterialità che, fisicamente, costituisce il dna timbrico della sua voce. Sono sculture che riprendono le forme del megalitismo sardo ma, se osservate da vicino parlano un linguaggio moderno, attraverso linee che si incrociano simmetricamente, forme geometriche, delicati ed eleganti segmenti e forme astratte che giocano con il rapporto arte e natura, forma e contenuto, idea e materia.》
(...)
Pinuccio Sciola muore il 13 maggio 2016. Il suo amato paese, San Sperate, si veste di bianco, lenzuola e drappi appesi alle finestre e balconi, per ricordare quella rivoluzione artistica che ha trasformato il paese in un paese museo, iniziando proprio dai muri candidi delle abitazioni.》
Il Giardino Sonoro è un museo a cielo aperto, è il luogo utilizzato da Pinuccio Sciola fin dagli anni ’60 come laboratorio, creando un’identità in pieno connubio con la natura sino a renderlo sito espositivo agli inizi del ventesimo secolo.
Nel sito vengono riportate alcune frasi di Pinuccio dove è racchiusa tutta la forza della sua arte.
Le mie sculture per ora sono qui, nei luoghi in cui le ho piantate
perché mettessero radici e tornassero a vivere.
Un giorno che non  conosco, spero tornino all’Universo che le ha generate

***
Altra incursione che spero di poter fare, visto che me lo sono ri-proposto per anni senza potervi partecipare è andare a Berchidda (SS) al Festival Time in Jazz . Pochi giorni fa, al Tg ho sentito le dichiarazioni di Paolo Fresu, ideatore e direttore dello stesso, che, nonostante molti Festival quest'anno avranno una pausa forzata dal covid19, la 33 edizione di Time In Jazz 
si farà a metà agosto nel rispetto delle regole e delle misure anticontagio. Il titolo dato al Festival sarà “Anima • Ànemos”. Di svolgerà a Berchidda nel suo paese natale Fresu e negli altri centri del nord Sardegna che aderiscono al suo circuito. Nel programma importanti artisti del panorama nazionale ma del calibro Internazionale, come Rita Marcotulli (con Ares Tavolazzi al contrabbasso e Israel Varela alla batteria), Cristina Zavalloni col quartetto, il gruppo Voodoo Sound Club di Guglielmo Pagnozzi con Roy Paci, lo stesso Paolo Fresu alla testa del Devil Quartet, (con Bebo Ferra alla chitarra, Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria), oltre a Fabio Concato con il trio di Paolo Di Sabatino ad affiancare il cantautore milanese: tutti di scena sul “palco centrale” del festival, quello allestito nella Piazza del Popolo a Berchidda. Per la canzone d’autore nostrana, Daniele Silvestri. Ovviamente questo programma può essere aggiornato anche per via delle problematiche legate al periodo covid19. 



Pinuccio Sciola


mercoledì 27 maggio 2020

26-27 maggio 2020 - donare il sangue

Sembra giusto ieri l'altro che quasi non potevi uscire di casa se non per tre o quattro validi motivi. Anzi la furia ostracista del vicino di casa che poteva spiarti funzionava talvolta quale deterrente per bloccare sul nascere l'idea di varcare la soglia di casa. In alcuni post ho evidenziato queste paranoie che sicuramente hanno funzionato in città, magari di più nelle periferie, mentre nei piccoli centri, in uno dei quali doce vivo, il cosiddetto controllo sociale funziona, anzi funzionava, fino a qualche anno fa. Da ragazzino mi capitava di andare poco lontano da casa mia, qualche cento metri, sistematicamente ti fermava un un anziano e ti chiedeva subito chi eri, cioè di chi eri figlio e se quindi eri del paese, la domanda a seconda della variante linguistica sarda era "fillu de chini sesi" (nella variante campidanese) a ricercare i tuoi genitori. Se eri parecchio lontano da casa tua prontamente ti beccavi una sciacquata di testa mettendoti in guardia sui pericoli a cui andavi incontro e, nel caso di atteggiamento riottoso, ti si minacciava di riferirlo a tuo padre per riscaldarti le orecchie a suon di sberle. Oggi è diverso. Se ti capita di rivolgere questa domanda rischi male parole. Parlo ovviamente del pre covid19, che dista ormai un'era geologica. Tant'è che il 18 maggio, mentre attraversava la strada principale del mio paese ho intravisto dei ragazzini in prossimità del parco, chiuso dall'ordinanza sindacale, seduti sul muretto perimetrale assiepati senza mascherina oppure calata o addirittura infilata sotto il gomito. Diciamo che gran parte li conoscevo, perché conosco i parenti. Per quei pochi di cui mi sfuggiva il nome o la provenienza non mi sono di certo azzardato a chiedere "fillu de chini sesi" giusto per evitare di essere deriso o rimediare la figura del matusa. Di certo un signore del paese di origine di mio padre, del centro Sardegna, sarebbe intervenuto. Rammento come se fosse ieri che, nel periodo estivo, le vacanze scolastiche, io in compagnia di mio cugino eravamo stati intravisti da questo signore, il ciabattino del luogo, famoso per confezionare ottime scarpe di campagna in pelle. Inizialmente ci sembrava proseguisse la strada senza che ci avesse notato, niente di più falso, invece aveva capito che stavano per accendere una sigaretta, probabilmente la prima della mia esistenza. D'improvviso ce lo siamo ritrovato davanti e, con un movimento veloce, aveva fatto partire un sberlone verso la testa di mio cugino che accortosi in tutta fretta cercò di pararsi col braccio facendo volare la sigaretta mezza spenta e dandosi alla fuga, io ovviamente ho iniziato a correre mentre quel signore ci diceva, "vi ho riconosciuto, stasera lo dico a vostro padre", facendoci venire una strizza per un paio di giorni.
Pensandoci oggi col senno di poi credo che il signore abbia funzionato da deterrente visto che fino alla maggior età non ho fumato. Tornando ai giorni nostri credo che essere troppo duri o controllori sociali, considerato che già da qualche giorno abbiamo zero contagi, sarebbe eccessivo o fuori tempo. I ragazzi si sa sono piuttosto restii alle regole e per spirito di contraddizione sfidano la sorte fregandosene dei rischi di contagio, quindi godiamoci questa situazione che migliora con l'auspicio che la Sardegna resti covid-free.
Per il resto, visto che i miei post sono davvero senza pretese, colgo l'occasione per lanciare un appello, ritengo importante e necessario in questo grave momento di generale vulnerabilità sensibilizzare tutti a donare il sangue. Un atto generoso importante per la collettività tanto più in questa terra dove si riscontra un un importante numero di talassemici. Prima della riapertura  verso la fase 2 mi ero riproposto di andare al centro di raccolta sangue più vicino. Ho preso l'appuntamento e stamattina ho fatto il mio dovere.
Anche tu cosa aspetti? se hai tra i 18 e 65 anni puoi donarlo.
Donare il sangue è un atto di civiltà. Donare organi e tessuti significa regalare una speranza di vita. Per tantissime persone la propria sopravvivenza dipende dalla disponibilità di sangue o di organi e tessuti.
Come si diventa donatori di sangue?
Per donare il sangue è sufficiente essere maggiorenni e in buona salute. La donazione è semplice e sicura. Il prelievo è eseguito da personale specializzato, si utilizzano materiali sterili e monouso, e avviene presso apposite strutture. Esiste infatti una rete capillare che coinvolge istituzioni e mondo dell'associazionismo a cui è possibile rivolgersi per diventare donatori. Si può anche diventare donatori abituali, donando periodicamente il sangue. Per maggiori informazioni ci si può rivolgere ai Centri di raccolta, conservazione e distribuzione del sangue umano, operanti nel territorio della Regione Sardegna.》


giovedì 21 maggio 2020

20 e 21 maggio 2020 - lavoro e covid19

A cinquant'anni dal varo dello statuto dei Lavoratori ci ritroviamo, in era pandemica, a festeggiare questo strumento legislativo frutto di lotte e sangue delle lavoratrici e dei lavoratori. Numerose incursioni da parte legislativa ne hanno depotenziato e stravolto l'impianto che rischia di diventare una mera dichiarazione di principi. L'assalto alla diligenza allo statuto di governi sempre più schiacciati sulle richieste della confindustria e delle pulsioni liberali ci stanno riportando indietro al 1970. Il Jobs act, voluto e sostenuto da chi andava a braccetto col defunto Marchionne, gli ha dato delle poderose mazzate con l'idea che per la sua presunta rigidità ha rappresentato un freno ed un ostacolo all'accesso nel mondo del lavoro. Invece nulla di tutto questo. A fronte di sbandierate vittorie sul fronte dell'occupazione in realtà si è trattato di un aumento dei lavoratori a tempo determinato con diritti sempre di più al ribasso. Ci sarebbe da scrivere e commentare tanto, ma su questi argomenti si sono versati fiumi di inchiostro senza intaccare la sostanza che siamo e viviamo in una economia di mercato globalizzata. Non è che i problemi sul fronte lavoro si siano acuiti con l'arrivo del Covid19, casomai ne ha messo a nudo quegli elementi che da più parti venivano individuati; il lavoro dei riders e lo smart working è la parte che emerge, ma sotto c'è di tutto, dai lavoratori che reclamano più sicurezza, si muore sul lavoro con o senza il Covid, a quelli che non esistono, i cosiddetti invisibili. Per cominciare una piccola, ma importante, elencazione possiamo individuare i lavoratori stagionali, quelli con partita IVA che in realtà mascherano un lavoro subordinato sottopagato e senza diritti, i lavoratori dei call center che lavorano con orari massacranti, i lavoratori sempre connessi perchè l'algoritmo li controlla. Questi ed altri lavoratrici e lavoratori qualche giorno prima che si dichiarasse la pandemia affrontavano quotidianamente importanti sacrifici a fronte di diritti negati ed un salario, anzi una remunerazione, che consentiva giusto di sopravvivere. Dopo di che arriva lo tzunami della pandemia. Guardavo ieri un programma dove si rimarcava che il numero di chi si rivolge alla Caritas in questi giorni è aumentato vertiginosamente, in un altro canale televisivo invece si parlava dei cantieri navali dove si costruiscono yacht, un settore che non conosce crisi, neppure con la pandemia. Anzi! Dentro questi confortevoli natanti ti consentono di superare questo periodo al riparo dai contagi, nel mondo dorato di chi può permetterselo. Al contrario nelle favelas, nelle bidonville, si muore cento volte tanto rispetto ai quartieri "in", ma questo mi pare di averlo già scritto in un altro posto. Dunque ieri festeggiammo i 50 anni dello Statuto dei Lavoratori. Oggi invece, manco a farlo apposta, lo sciopero degli invisibili, lanciato dal sindacalista Aboubakar Soumahoro, da sempre impegnato nelle lotte dei braccianti agricoli, cioè quel lavoro che molti connazionali non vogliono fare, perche è un lavoro che spacca la schiena ed è sottopagato, svolto spesso da immigrati e irregolari, un lavoro controllato in parecchie parti del centro sud dal caporalato mafioso locale. Dunque se da una parte c'è chi ha versato lacrime dopo quel provvedimento (non aggiungo nulla su questa ministra,per le giravolte politiche da ragazza bracciante a ministra) che regolarizza i lavoratori stagionali ma che non tiene conto di tutta la platea degli irregolari, che non potrebbe avere quel documento che gli consentirebbe di lavorare, perché queste norme mentre sembrano arrivare nella direzione auspicata da questi lavoratori, ma osteggiata da quella parte che della paura degli immigrati ne ha fatto una bandiera, in realtà nasconde un mero calcolo di mercato, cioè consentire di poter raccogliere almento una parte della verdura e della frutta che marcirebbe nella terra. In sintesi un mero calcolo di mercato. In piena pandemia, direte che strano?! La prima cosa da salvare è sempre il profitto ed il mercato, non la salute dei lavoratori o l'occupazione. Ci sarebbero altre considerazioni che ci porterebbero lontano. Per oggi, senza altri giri di questioni, dunque aderisco allo sciopero della spesa a sostegno della battaglia di civiltà portato avanti dai lavoratori invisibili.
In tutto questo mare magno di sofferenze c'è da registrare la richiesta dell'FCA (il colosso automobilistico) che chiede aiuti di Stato per 6,3 miliardi di euro per le attività che svolge in Italia. Una richiesta incredibile per una società, multinazionale, che ormai di italiano ha ben poco, vista la sede legale in Olanda, se non il vecchio ed antico vezzo già dal ventennio di chiedere e reclamare soldi allo Stato con il ricatto dell'occupazione. Insomma i capitalisti non cambiano neanche nel vortice della morte Covid, perchè devono fare i soldi, gli sghei, alla faccia di chi fa la fila al monte dei pegni o chi per mangiare si rivolge alla caritas. Per restare a casa nostra, sembra che ci siamo abituati alla situazione, ho visto che riprendono le infrazioni degli automobilisti, il rispetto degli stop sembra un optional, si riprende a buttare la spazzatura per le strade con l'aggravante che ora ci sono anche elementi di contagio, non è inusuale vedere nei marciapiedi guanti o mascherine in bella mostra appena buttati all'uscita di un market. Com'era quella questione, ne usciremo migliori? Non credo.
Dopo questo finale poco ottimistico non mi resta che augurare un miglioramento nelle mani delle nuve generazioni. Non so esattamente cosa volesse dire lo scrittore Erri De Luca con la frase "oggi la parola "rivoluzione" è scaduta, si è esaurita nel novecento (un altro che mette in soffitta quel secolo, e non me lo sarei mai aspettato). Prosegue dicendo che La nuova è "una generazione profetica", parlando dei tredicenni-quindicenni. Non so che dire su questa fiducia che ripone in questa generazione. So che tutte le volte si ripropone una speranza nelle giovani leve. Vedremo.
Mi verrebbe da dire alla Rino Gaetano... ma il cielo è sempre più blu...

Chi vive in baracca, chi suda il salario
Chi ama l'amore e i sogni di gloria
Chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria
Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio
Chi vuole l'aumento, chi gioca a Sanremo

martedì 19 maggio 2020

18 e 19 maggio 2020 - Fase 2 nei NonLuoghi

Ed ecco che hanno riaperto quasi tutto, i negozi erano quelli più attesi, tanto più se si tratta di centri commerciali. Ma non solo questi, in quegli spazi che ci erano interdetti possiamo annoverare anche le strade o autostrade, o mezzi di trasporto, oppure aeroporti, il nonluogo reso famoso dal film Terminal, che è anche una parte annessa a questi. La possibilità di transitare oppure stare in questi luoghi (nonluoghi) probabilmente ha fatto andare di matto un sacco di persone. Immagino a livello planetario, nelle megalopoli, dove si vive in grattacieli di dozzine di piani dove in ogni piano si trovano persino lavanderie o negozi o centri commerciali. Dunque l’idea di non passare liberamente nei luoghi altri, quei non luoghi inteernetiani ad un nonluogo (come direbbe chi ha coniato il termine, Marc Augé, non-lieu), o nonluoghi, stavano creando non pochi problemi interiori perché non era tanto la sospesa libertà, di circolazione, quanto la impossibilità di raggiungere a seconda della voglia questi luoghi, almeno per una parte importante dell’umanità. Si lasciano quindi con la fine del lockdown queste schermature personali, i device, che ci fanno collegare col mondo, ma che ovviamente e contestualmente di distraggono e ti impediscono di interagire con chi ti sta a fianco, a casa tua, o nell’ufficio. Appare dunque strano se non spaventoso che in questi mesi di simil-prigionia nelle proprie case, in cui ognuno a suo modo doveva o avrebbe dovuto riprendere una dimensione personale si ritrovi a desiderare la tanto agognata situazione dei nonluoghi da passare con gli amici. Non ci sembri strano, quindi, se non allucinante, nei giornali ne hanno dato poco risalto ma nei social è stata fonte di ilarità, vedere le foto di adolescenti in fila al MacDonald per due ore in attesa del junkfood, non tanto per esso, credo, ma per la socialità che ci sta intorno. In rete (Wikipedia) alla voce non luogo si legge che da <<una ricerca effettuata in Italia su un vasto campione di studenti delle scuole superiori (Lazzari &Jacono, 2010) ha mostrato come i centri commerciali siano uno dei punti di ritrovo d'elezione per gli adolescenti, che li pongono al terzo posto delle proprie preferenze d'incontro dopo casa e bar. Secondo Marco Lazzari (2012) i "nativi digitali" sono nativi anche rispetto ai centri commerciali, nel senso che non li percepiscono come una cosa altra da sé: i ragazzi sentono il centro commerciale come un luogo vero e proprio, di frequentazione non casuale e non orientata soltanto all'acquisto, dove si può esprimere la socialità, incontrare gli amici e praticare con loro attività divertenti e interessanti.>>. Ebbene questa percezione penso che non sia aliena a chi non è più adolescente. A questo proposito, e non sto saltando di palo in frasca, poi capirete perché, di recente ho ri-scoperto un album del 1992, CSAR (Cosa succederà alla ragazza) di Lucio Battisti, poco apprezzato dalla critica ma ricco di spunti musicali e culturali, che a tratti va addirittura in avanti rispetto a quei tempi. Il quarto album di Battisti in collaborazione con Pasquale Panella, insolito nel genere, almeno per chi apprezzava Battisti, con quelle canzoni stra famose da cantare in gruppo, anche squarciagola, le canzoni che tutti, allora, conoscevano e conoscevamo. Insolito anche nei generi musicali, ma anche nella stesura del testo e nella ritmica fra testi e musica, che spazia dal funk-dance al rap, al dub, con tappeti di drum machine e basi ritmiche piuttosto interessanti ed accattivanti. Dicevo in questo album c’è un rincorrere, nei testi, nelle parole, o nei giochi linguistici verso una ricerca a quei luoghi, anzi non luoghi. Questo album ha accompagnato le mie brevi passeggiate, intorno a casa o nel giardino, talvolta anche andando a passo col ritmo della batteria. Mi è piaciuto al punto di cercare in rete quanto più possibile su questo lavoro, per cui in rete ho scoperto che l’album esce lo stesso anno, il 1992, del libro dall'antropologo francese Marc Augé, “Non-lieux. Introduction à une anthropologie de la surmodernité”, tradotto in italiano nel 1996, con il titolo Nonluoghi. Non so se Panella ne abbia tratto spunto ma nei pezzi ci sono ovvi e tanti riferimenti ai non luoghi. Quello che a mio parere è più evidente è la terza traccia “Ecco i negozi”. L’album sembra tutto tagliato sulla dimensione femminile, in questo brano, però, ancora più al femminile. La donna che va nei negozi, direi il centro commerciale, e non è più quella che era prima di entrare ma qualcos’altro, di diverso in questo non luogo, in cui piace smarrirsi e magari dimenticare cosa si stava facendo o cosa si vorrebbe fare; si resta, in questo spazio sospesi, anche se si deve giusto fare la spesa ma si approfitta per provare un vestito o un paio di scarpe, o sfogliare un libro. La parte più interessante, che ci consegna una raffigurazione di questa donna in un non luogo sono queste strofe: “E non le sembra più di stare a casa, Ecco cammina nell'uno e l'altro senso, Non avendo al fianco chi l'accompagnerebbe, Nelle minime e le massime escursioni. Ecco i negozi Che ingoiano tutti i fracassi, Non affliggono né stomaco né cuore, eccola Qui dov'è la padrona del proprio giro vita, Del proprio girocollo, del proprio giro periplo del Corpo. E lo spazio non è quella questione, Ecco i negozi, si può tacere senza Dare il silenzio come spiegazione: Ecco qui, tra le creature scisse.” Già “tra le creature scisse” che abitano un nonluogo, dove per definizione non si può abitare, ma lo si abita seppure per poco. Altro non luogo, per eccellenza, la metro. La quarta traccia di CSAR è “La metro eccetera”. Anche qui, sebbene sia rispetto alle altre tracce un brano piuttosto orecchiabile, un po’ alla 883, parla di nonluoghi. Nel testo … “La metro, i seduti di fronte sono semplicemente gli avanzati, dal viaggio precedente, che andava dove vanno tutti i presentimenti , eccetera. In un soffio di porta, fa l’ingresso, la bella incatenata a testa alta; invece i viaggiatori sono entrati col capo chino e l’umiltà dei frati”. In questi non luoghi dunque dal 18 maggio, almeno in Italia, siamo liberi di recarci, ovviamente tenendo conto di tutte le prescrizioni, mascherine e di stanziamenti compresi, recuperando una “normalità” persa dai primi di marzo. Vediamo se davvero ne è valsa la pena, vedremo se questa Fase Due durerà per aprire la fase tutti liberi. Chissà. Per ora godiamoci il ritorno ad una certa normalità in condivisione col virus. Grazie al covid19, nel senso che la costrizione in casa e nei pochi passi più in là, come cani alla catena, ho avuto il tempo di scoprire e riscoprire un Battisti inedito. Buona fase Due a tutti


domenica 17 maggio 2020

16 e 17maggio 2020 - Fase Due , si viaggiare

Dopo timidi avanzamenti e retromarce ci siamo. Lunedì 18 è imminente e la riapertura della maggior parte degli esercizi commerciali. A sentire i tg c'è da sorridere. A quanto pare, almeno secondo gli intervistati, non riapriranno perché tanti e tali sono le misure di sicurezza da adottare che saranno costretti a chiudere definitivamente. Non so se sono gli stessi che volevano riaprire subito o quelli che non erano favorevoli a riaperture anticipate dei sindaci. Ricordo però i flash mob dove simbolicamente consegnavano le chiavi del proprio esercizio commerciale. Ora dicono che non riapriranno perché non riescono a predisporre le misure ma sopratutto perché le norme sul distanziamento non consentono una presenta sufficiente ad un guadagno che consenta di coprire le spese. Dunque prepariamoci ad uscire senza corredarci di autocertificazione perché il 18 va in soffitta. Non oso pensare ai 5 o 6 tipi di modulo implementati a volte anche si una sola riga. Io ne ho stampati diversi e messi in macchina da esibire e firmare agli agenti, ma non ho avuto questo piacere. Mi restano una decina di copie che volentieri butterò nella differenziata senza rendermene una copia a memento del periodo.
Si potrà andare al bar o ristorante, tagliarsi i capelli, portarsi nelle seconde de case, mentre per i viaggi fuori regione dovremo aspettare al e giugno. Tutto questo ed altro dopo l'apparizione di Conte venerdì sera che, come al solito, ha scatenato il polverone in rete fra le opposte tifoserie. Occasione ghiotta per i 60 milioni d'italiani che dopo essersi cimentati nella virologi allenatori di calcio ed altro da venerdì anche presidenti del consiglio.
Per quanto mi riguarda non lancio.urla di gioia perché, senza averlo mai nascosto, non mi fido del governatore sardo e del suo entourage che vorrebbero l'Isola Covid Free, forti del fatto che in Sardegna l'indice Rt è il più basso del Paese, con tre Regioni "osservate speciali".
Non mi fido perché non mi risulta che siano stati fatti tamponi a sufficienza tali e tanti da poter stimare una statistica attendibile. Facendo un po' di dietrologia mi verrebbe in mente che non sono stati fatti apposta per non alzare l'asticella del contagio ufficiale. Penso invece che obtorto collo l'immunità di gregge da noi stia funzionando o l'abbiamo subito. Per questo non dico di andarci cauti ma il problema del contagio di ritorno è sempre dietro l'angolo se non imminente. Per ora, abbiamo aspettato quasi due giorni, dal governatore non è ancora arrivata l'ordinanza o le precauzioni da tenere in questa cosiddetta Fase Due.
Lasciate queste pseudo paranoie, dettate forse dal periodo e frutto di notizie sedimentate ed affastellate dall'inizio della pandemia che hanno detto tutto e il suo contrario, riprendiamo una vita almeno che possa somigliare al normale; riemergendo alla luce come quei detenuti in isolamento privati delle più elementari attività, che vengono abbagliati dal sole. Già vi vedo scatenati in giro riprendervi il tempo perduto, che però non può tornare. Occhio, diceva Don Milani, fate i bravi se potete. Il virus è li che ci osserva come quei marziani che vi tengono d'occhio come in quei film avveniristici. Non pensiate che le immagini nei navigli milanesi siano dimenticate, d'accordo che sono state anche esagerate e distorte dai gendarmi internetiani che ci vogliono chiusi in casa, però occhio perché in Sardegna si dice di chi ritorna alla libertà esagera in tutto, "parinti canis scapaus de cadena" , sembrano cani liberati dalla catena. Personalmente non credo che andrò subito al bar o chissà quali desideri, a me basta andare a trovare amici che non vedo da mesi per via del lockdown, per il resto c'e tempo, compreso andare al Poetto, il bel tempo da noi c'è quasi tutto l'anno. Concludo, last but no least, con il motivetto in testa da alcuni giorni di Lucio Battisti, Si Viaggiare, come un buon auspicio della mobilità "quasi libera" ritrovata, speriamo per molto e di non incappare in quella porcheria di ritorno, ci tengo alla mia salute.





mercoledì 13 maggio 2020

12,13 maggio 2020 - Un'estate al mare

Dunque ci avevo visto giusto. La pandemia non ci avrebbe reso migliori. Anzi. L'isolamento in alcune persone è servito da detonatore per le peggiori pulsioni fascistoidi ed intolleranti. Pensare che al Camera si pronunciano frasi allucinanti, come quelle del fascioleghisti del Carroccio all'indirizzo di Silvia Romano, per cui sarebbe una neo terrorista è roba da codice penale, come spero che venga querelato. A questo di aggiunge che è stata lanciata una bottiglia di vetro contro muro della sua abitazione. Complimenti per questi cosiddetti sovranisti che hanno soffiato sul fuoco della intolleranza per anni contabilizzando risultati elettorali a impressionanti. Complimenti per aver reso l'Italia un paese invivibile incivile ed intollerante. I giornalisti hanno tenuto il bordone vomitando ettolitri di fiele. Sono anni che ci preoccupa il montare di questa situazione. Per questo dico non ne usciremo migliori. Questi arroganti andrebbero perseguiti penalmente con la loro schiera di seguaci e accoliti nel verminaio dei social. Detto questo ribadisco il Bentornata Silvia, abbiamo bisogno di persone, di donne come te, coraggiose e forti. Alla lunga questa feccia verrà sconfitta.
Per passare di palo in frasca lunedì 18 ci saranno prove tecniche di ritorno alla normalità. Ma già una serie di segnali mi preoccupano. Vorrebbero contingentare le presenze in spiaggia, si parla di una apertura ai bagnanti limitata, quindi una chiusura del Poetto col controllo della spiaggia da parte degli stabilimenti balneari. Dopodiché, dice l'Unione, "dopo il polverone sollevatosi in rete" la Confesercenti ha ritirato la richiesta. Come a diremo tirata la pietra, hanno visto l'effetto, e hanno ritirato la mano. Ci mancherebbe altro che i sardi possano vedere il mare da lontano perché solo i più ricchi potranno permettersi il bagno al Poetto. Meno male che l'attuale giunta regionale si vanta di avere autonomia perché sardista, io aggiungo a trazione leghista, e non aggiungo altro. Per ora visto il caldo e la temperatura che comincia a salire godiamoci questi giorni ultimi di semilibertà, per dire, perché col rapporto R con T stiamo messi a pareggio. I casi di contagio, registrati, sono 0 (zero) con decessi pressoché terminati.
L'apertura dei voli dal continente si pensa possano iniziare a metà giugno. Non so se però siamo preparati ad accogliere i turisti nell'imminente assalto alle spiagge, mi pare vada la confusione regna sovrana e la RAS no ci dà fiducia. Come diceva il gobbo, a pensar male ci si azzecca.
Come diceva quella canzone di Giuni Russo, in Un'estate al mare,
"Un'estate al mare
Voglia di remare
Fare il bagno al largo
Per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni"

Infatti se non stiamo attenti rischiamo di vedere da lontano gli ombrelloni, ma non dalla parte del mare


sabato 9 maggio 2020

8,9 maggio 2020 - insegnare la bellezza

Così tutto scorre, scorrono i minuti le ore i giorni. Viaggiano le sensazioni le parole gli sguardi. E tu che pensavi non ci si potesse abituare a questa situazione, da una fase all'altra. In questa fase ci siamo caduti come si dice con tutte le scarpe, facendo a gara chi è più virologo dell'altro o chi ha la soluzione pronta all'uso tipica di chi ha voglia di mandare aria ai denti senza nulla concludere. In questa fase ritornano gli antichi ed usati refrain elettoralistici di chi non perde occasione per dichiarare e dichiararsi che non cambia, anche col nuovo paio di occhiali, restando fedele a sestesso/a. Dunque nel tritacarne emozionale ci butti, ci buttano dentro, tutto l'armamentario classico di slogan e vuota demagogia, gli immigrati i comunisti il papa il 41bis il MES lockdown, tutto in salsa primaverile, ma sempre col solito acredine. Tutto intorno gli altri, a mano a mano. Dai sindaci di ogni di schieramento che, così come in Sardegna, si ritrovano a decidere aperture o prosecuzione dal lockdown, ma che poi alla fine, decidono di non decidere. Micasonoscemi direte. La frase magica è, c'e di messo la salute dei cittadini. Ma come alcuni parevano tarantolati tanto si dimenavano per aprire questa piuttosto che quella categoria, ed ora?, per ora niente tagli di capelli, per dirne una. Eppure li ho sentiti ieri e oggi che per questo lunedì 11 avevano già pronte le ordinanze, mancava giusto la data e la firma.
Invece no. Per ora siamo Fuori Fase. Si aspetta il 18 maggio per la Fase 3, perché il rapporto R con T non convince. Intanto stamattina ho fatto un giro a piedi nelle campagne circostanti che ti fanno ricordare da dove vieni e chi sei, lontano dal chiacchiericcio televisivo che ha stufato, con i suoi tuttologi pronti per ogni discussione ma che alla fine non gli daresti manco un condominio da amministrare figuriamoci seguire le loro soluzioni o ricette.
Voi dite di riapre il 18? Che sarà mai, in Cina sono rimasti bloccati per 100 giorni, ancora pochi giorni e li voglio vedere con birra in mano in gruppo, niente dispositivi di protezione, come nei navigli, sembravano canis scapaus de cadena, cani slegati. Eppure questi sono o devono essere gli stessi che pubblicavano nelle loro bacheche i camion militari che trasportavano le bare della bergamasca.
Dicevo ancora pochi giorni e non questo lunedì? Passerà, tutto scorre 《il tempo scorre lungo i bordi》, cantavano i Massimo Volume.
Eppure sembra non passare il tempo. Perché tutto resta uguale, la pandemia non è vero che ci cambia positivamente. Continuano a fare affari anche in mezzo ai casini più grossi perché gli affaristi hanno trovato occasioni per arricchirsi anche durante il terremoto, come Piscicelli che al telefono diceva "io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto», rideva mentre gli altri già contavano i morti del terremoto. Non cambiano, troppi soldi in ballo tra mascherine dispositivi e meccanismi economici europei, non cambiano perché le merde fanno affari, sempre. Ieri come oggi tanto più se fanno parte di cosche mafiose. E sembra che ogni volta sia diverso. Invece credo che anche stavolta troveranno modo di fare i soldi, ste merde.
Tutto cambia e non cambia niente. E noi a ricordare, per non dimenticare il passato. Ricordiamo i morti ammazzati dalla mafia, e dallo Stato, giusto oggi ricordiamo Peppino Impastato ucciso da una bomba il 9 maggio 1978. Si, ricordiamo Peppino e la sua ostinata e coraggiosa resistenza alla mafia, da casa sua a quella del boss Badalamenti giusto 100 passi, la sua pungente ironia dalle onde radiofoniche gli costò la vita. I giornali di allora scrissero che era saltato in aria con la bomba fabbricata per un atto terroristico, o di un suicidio. Quando di dice che la stampa va sempre in soccorso ai più forti, quando non è addirittura il megafono di quei poteri o le mafie
Peppino disse "Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà", qui è racchiuso tutta, credo, la bellezza del suo pensiero, prospettiva compresa.
A si biri



domenica 3 maggio 2020

2,3 maggio 2020 - aspettando la fase2 con lunghi capelli

Nel turbinio delle aspettative sulle esternazioni del governatore della Regione Sardegna una volta comunicate, in streaming, ha lasciato più delusi che soddisfatti. Dal 4 si può andare a pescare ma le spiagge sono chiuse, il nucleo familiare può andare nelle seconde case ma non pernottarvi, si possono tosare gli ovini ma per i parrucchieri si aspetta l'11, fare attività sportiva ma distanziati. A nessuno è sfuggito il piglio pilatesco del governatore per cui ok all'apertura di cimiteri parchi giardini e ville però con libertà di gestione da parte dei sindaci lasciando a loro responsabilità conseguenze e specificazioni sul come e quando. Su questo il presidente dell'ANCI sarda Emiliano Deiana nel comunicato stampa non può fare a meno di sottolineare che《Purtroppo, e non per responsabilità dei sindaci sardi, siamo costretti a fare le nostre annotazioni a posteriori non essendo stati consultati preliminarmente all’adozione dell’Ordinanza da parte della Regione.》
Non solo ma in un colpo solo il governatore è riuscito pure a scontentare anche la Chiesa sarda. Nel comunicato stampa mons. Antonello Mura, Presidente della Conferenza Episcopale Sarda in seguito alle dichiarazioni del Presidente della Regione Sardegna, dichiara "I Vescovi sardi, pur apprezzando l'attenzione che il Presidente Solinas ha rimarcato nella conferenza stampa di oggi verso l'apertura delle chiese alle 'celebrazioni eucaristiche', si riservano di leggere e valutare il testo dell'ordinanza regionale che verrà firmata, tenendo conto che non sono stati consultati precedentemente e che decisioni di questo tipo - precisa mons. Mura - competono unicamente all'Autorità ecclesiastica". Inoltre. Nella pagina fb di NewsChorusChorus, vicina alla diocesi di Cagliari, è stato pubblicato un post a gamba tesa dove si sbugiarda il reale intento del governatore, senza giri di parole lo si accusa di voler strumentalizzare la situazione per tornaconto elettorale, degno dei suoi compari leghisti. Si dice...《 L’autorizzazione delle messe da parte della Regione Sardegna dal 4 maggio non fa altro che mettere in difficoltà i vescovi sardi che aspettavano indicazioni a livello nazionale per predisporre in sicurezza il ritorno in chiesa dei fedeli. C’è un forte odore di strumentalizzare i cattolici per ragioni di consenso politico》
Insomma, volano gli stracci e il governatore annaspa. Dopo settimane di suoi proclami del "liberitutti" la nuova ordinanza ieri, del 2 maggio, crea sgomento e reazioni scomposte fra i sardi, suo amici o nemici. Tanto più che anche il suo Comitato tecnico perde pezzi dopo le dimissioni del prof. Luca Pani (
"Deliri da incompetenza" il titolo di un post che ha scritto su Facebook, che sintetizza con forza perché lascia); il resto del Comitato oltre mere dichiarazioni di stile, per ora pare nulla di concreto. 
Consoliamoci perché si può uscire un po' di più quanto meno nel proprio comune oltre i 200 metri. Per i viaggi oltre il numero chiuso dei motivi e qualcosa di più nell'ordinanza si viaggia, almeno fino all'11 davvero poco e restiamo con l'illusione di essere moderatamente liberi in questo gioco a step dove la Fase 2 ha più ombre che luci. 
Per ora chi viaggia, come in quella strofa dei CSI è la natura, come sempre ha fatto anche senza gli uomini, 《Viaggia la polvere viaggia il vento viaggia l'acqua sorgente》.
Intanto i capelli crescono e immagino che questo anno ci sarà un ritorno alla moda beat con i "capelloni" della contestazione giovanile in controtendenza al taglio raso e dei calciatori.
Ora che ci penso dovrò contattare il mio barbiere per evitare di attendere le calende greche. Il mio barbiere dove mi reco da oltre 30 anni, Il tonsor nell’antica Roma, non ama fissare appuntamenti, ti sbriga in ordine di arrivo, se hai fretta, dice, torna quando ti è passata. 
Il vento maestrale di oggi ci ricorda che siamo in Sardegna, la patria dei venti. Se questo vento dovesse proseguire, in genere con una durata a giorni dispari, ne avremo per almeno 3 o 5 giorni, anche volendo pesca attività sportive passeggiare e andare per parchi et similia dovranno attendere. Tanto giorni più giorni meno ci si abitua al lockdown col paradosso che ci saranno più pantofolai che salutisti amanti del movimento. Questo fine settimana con questa prima domenica di maggio mi sa che segnano attese deluse. 
Per ora il mio Comune è fra i circa 250 con rapporto R con 0 pari a zero. Speriamo di proseguire nella striscia ottimale. Non scrivo "positiva" perché non di buon auspicio.
A si biri luego.


lunedì 27 aprile 2020

26, 27 aprile 2020 - Liberi tutti?

Già dal primo pomeriggio di ieri si rimbalzavano le voci circa una diretta TV di Conte su anticipazioni della bozza sul Dpcm nuovo di zecca. Chi pensava al Liberi Tutti credo sia rimasto piuttosto deluso. Alle 20.25 ha fatto capolino il presidente del consiglio con un taglio di capelli fresco che faceva prevedere ,quantomeno, la riapertura dei barbieri/parrucchieri, magari all'uscita del barbiere una bella birra fresca al bar. Niente di tutto questo: bar e barbieri apriranno, invece, il primo giugno, ovviamente se i contagiati covid nel frattempo non saranno risaliti. Dall'incipit di Conte ho capito che non si trattava di inaugurare la fase 2 ma la fase 1,5 , come a dire una fase breve e transitoria.
Questo Dpcm avrà vigenza dal 4 maggio fino al 18.  Non ci sarà il Liberi Tutti. Si potrà uscire per attività sportiva e attività motoria oltre i 200 metri e/o uscire dal proprio comune sempre con la autocertificazione che nel frattempo è diventata la numero 5, o forse 6, per i soliti arcinoti motivi ma non fuori Regione. La novità è che si potrà uscire per andare a casa di parenti e congiunti. Subito si è scatenata la ricerca del significato di "congiunti" creando non pochi equivoci. Subito sono arrivate le «Precisazione sul Dpcm sul termine congiunti: comprende parenti e affini, coniuge, conviventi, fidanzati stabili, affetti stabili anche fidanzati».
Manifattura tessile e costruzioni già dal 4 maggio che si affiancano a quelle già operative. La scuola riaprirà solo a settembre, questa questione per Mattarella è una ferita aperta. Inutile dire che su questo settore importante e centtale Conte sia stato evanescente e poco chiaro; non è che la ministra dell'istruzione brilli per chiarezza e prospettiva, però!!!
In un post precedente anticipavo che secondo me ci sarebbe stata la prosecuzione del gioco dell'oca per cui si ritorna nella casella di partenza come una "coazione a ripetere". Non voglio commentare il polverone che gira in rete da ieri, in particolare da chi è vicino alle posizioni dell'opposizione e dai leaders che soffiano sul fuoco della delusione e dell'insofferenza. Dico che questo lockdown ci sta provando il sistema nervoso e che forse non stiamo assolutamente tenendo in debita considerazione quanto oggi dice l'OMS, cioè che la fine della pandemia è lontana. Aggiungo inoltre che fra le "aperture"  c'è la possibilità dei funerali con partecipazione limitata a 15 dei parenti. Capirai, se ci metti il personale delle pompe funebri restano numeri risicati. Invece i riti religiosi restano ancora in standby con grande delusione (per usare un termine morbido) della CEI. Anche di questo si è scatenata una sassaiola di commenti fuori dalle righe dal fronte dei talebani bigotti come se fossimo ancora nel medioevo e in Italia non ci fossero tante altre confessioni religiose e la Costituzione pone alla sua base la laicità dello Stato.
Questo Dpcm più allegati, per ora ancora bozza, andrà rivisto e limato fino al 4 maggio. Per questo non mi appassiona studiarci sopra visto che avrà una limitata vigenza di due settimane. Non voglio quindi indicare le novità rispetto al precedente in quanto, dicevo, le novità sono davvero poche. Voglio sottolineare che non capisco perché dobbiamo sopportare le pressioni di confindustria su ri-aperture dei vari settori della produzione quando nelle regioni a maggior contagio vi sono duecentomila industrie che non hanno mai chiuso, dico di oltre 50 % dei vari settori, ma su questo mi pare che non vi siano pressanti controlli. È chiaro che agli industriali interessano più gli sghei che la salute dei lavoratori. La pandemia non ha insegnato loro nulla.
Termino con il testo dei Subsonica, gruppo elettropop torinese di una regione, il Piemonte, laddove il numero dei contagi supera ormai l'Emilia. Un brano bello dinamico e carico di effetti con un testo che mi pare sia inerente al post ed al periodo che stiamo attraversando, gravido di speranza e aspettative.
Fortza paris e a presto liberi tutti


Mani in alto fuori di qua
Non resteremo più prigionieri
Ma evaderemo come Steve McQueen
O come il grande Clint in fuga da Alcatraz
Senza trattare niente con chi
Ha già fissato il prezzo al mercato
Dei nostri sogni dentro ai nostri giorni
Per la nostra vita
Liberi tutti, liberi tutti
Dai virus della mediocrità
Dai dogmi e dalle televisioni
Dalle bugie, dai debiti
Da gerarchie, dagli obblighi e dai pulpiti
Squagliamocela
Nei vuoti d'aria della realtà
Tracciamo traiettorie migliori
Lasciando le galere
Senza più passare dalla cassa
Liberi tutti, liberi tutti
Da ciò che uccide te
E tutto ciò che ho intorno
Da ciò che uccide te
E tutto ciò che ho intorno
Da ciò che uccide te
E tutto ciò che ho intorno
Da ciò che uccide te
E tutto ciò che ho intorno
Da ciò che uccide te
E tutto ciò che ho intorno
Dall'uomo che non è
Padrone del suo giorno
Da tutti quelli che
Inquinano il mio campo
Io mi libererò perché ora sono stanco
Liberi tutti, liberi tutti