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domenica 29 marzo 2020

28-29 marzo 2020 - l'ora legale

Quest'oggi ha un pezzo in meno, un'ora. Questa strana questione per cui, se già non avevo problemi sul crinale claustrofobico, ci si mette pure l'ora legale. Ma non ci avevano detto che il 2019 sarebbe stata l'ultima volta di questa brutta pensata? Alle ore 2 antimeridiane portare avanti  di un'ora gli orologi. Giornate infinite. Tramonto che non arriva e tu, chiuso, ermetico, in casa in questo stato di polizia che ormai arruola inconsapevoli delatori, che per inclinazione rabbia o frustrazione spia il vicino intento a sgranchirsi le gambe in prossimità dell'uscio, pronto ad avvisare la pula, per sanzionarlo.
A bellu puntu seus.
Il sabato notte vai a letto, anche prima del solito, giusto per archiviare un giornata da computare in meno per il lockdown sperando che la domenica si apra in positivo. Niente. Tuoni. Fulmini e saette. Anche oggi come ieri si allontanano velleità o pulsioni verso la fuga in luoghi altri. Piove, governo ladro. Secondo quanto riportato dalla enciclopedia Treccani: <<L’espressione “piove, governo ladro!”, documentata anche con attestazioni letterarie («L’avevo detto io! Piove, governo ladro!», Antonio Gramsci, si ripete comunemente per satireggiare l'abitudine diffusa di dare la colpa di ogni cosa al governo, talora anche come espressione di sfogo polemico. E’ stata creata dal caricaturista Casimiro Teja, direttore del giornale Il Pasquino (1861), a commento del fallimento, causato dalla pioggia, di una dimostrazione di mazziniani a Torino. La vignetta raffigurava tre dimostranti che si riparavano dalla pioggia sotto un ombrello e uno di loro esclamava il motto di protesta.>>
Intanto tu (credo molti altri oltre me) che conti i giorni fino al fatidico 3 aprile, che è irnai diventato "crèdici aprile", alle prese col quotidiano del "vivere costa fatica",  iperinformato sulla curva dei positivi dei decessi dei guariti e non vedi la fine né, tantomeno, uno straccio di speranza su quel giorno finale che, quasi certamente, verrà spostato al dopo Pasqua per non vanificare, si ripete come un mantra, gli sforzi finora compiuti. E il picco? Niente non di palesa.
Qui in Sardegna assistiamo inermi allo scandaloso aumento delle vittime e contagi fra il personale sanitario, ancor peggio allo scandalo delle strutture cosiddette protette per gli anziani, le case di riposo che stanno diventando autentiche trappole mortali. E la RAS che fa? Commissaria, con incarico a chi è in odore di incompatibilità.
Il resto del globo. Situazione fuori controllo negli USA dove si riscontra, nella Grande Mela, già da ora una situazione ancor peggiore se non più tragica di Huhan. Trump, ben lungi da piegarsi all'idea di un lockdown, tuona che occorre prepararsi al peggio. Ovviamente parla di chi non ha una assicurazione sanitaria per cui deve solo pregare che nell'idea di immunità di gregge non gli tocchi la peggiore delle ipotesi. In Africa? Sarà una ecatombe. Nessun mezzo a disposizione. All'opulento occidente non gli importa, già seriamente alle prese col suo problema.
Sto divagando. Dimenticavo che oggi mi sono svegliato con la musica dei Velvet Underground. Credo che Sunday Morning, e tutto il mitico album con la banana, oggetto d’arte e il simbolo di una intera generazione musicale, instradata nella sua Factory da Andy Warhol che nel 1967 scelse proprio la banana per la copertina dell’album dei Velvet Underground & Nico. Questo album e questo brano sono la giusta colonna sonora di questa giornata, vieppiù uggiosa e melanconica.
In chiusura. Last but no least. Il mio pensiero corre a coloro che sono in terapia intensiva e ai familiari di chi non ce l'ha fatta. In particolare al personale medico sanitario mandato in prima linea senza DPI. Deus vult, Deus non vult si diceva nel film Brancaleone di Monicelli

Sunday morning

Sunday morning, praise the dawning
It’s just a restless feeling by my side
Early dawning, sunday morning
It’s just the wasted years so close behind

(Domenica mattina, loda l’alba
C’è una sensazione inquieta al mio fianco
All’alba, domenica mattina
Sono solo gli anni sprecati così vicino)






venerdì 27 marzo 2020

26,27 marzo 2020 - ... cani alla catena

Se penso a tutte quelle volte che per spostarsi da casa e raggiungere un negozio, ufficio o casa di amici, diffronte all'alternativa tra andarci a piedi o usare il veicolo la scelta cadeva spesso per la seconda. E ora. Siamo al paradosso! Vorremmo essere al posto dei nostri amici a quattro zampe dei vicini che ci infastidivano nella calura estiva coi loro versi latrati se non ululati, alla luna o alla loro fiamma. Già perché oggi il nostro vicino canemunito ha un vantaggio: è fra coloro che hanno "l'autorizzazione" a farsi due passi per consentire le deiezioni quotidiane dell'animale, suo amico. Gli altri, chi come me non ne possiede uno, può giusto farsi due passi per sgranchirsi le gambe col pericolo costante di essere esposto al contagio, se non, di fronte ad un agente troppo zelante, ad una sanzione.
Noi dunque ci troviamo in quella situazione descritta dai C.S.I. nel brano "In viaggio" di Ko de mondo
(...) Consumano la terra in percorsi obbligati i cani alla catena / Disposti a decollarsi per un passo inerte più in là (...)
Davvero disposti ad andare " più in là" anche per poco ma l'importante uscire. Invece devi stare in casa. Un "must" che ormai in pochi giorni è divenuto un modus vivendi di oltre tre miliardi e mezzo nel pianeta.
Per fortuna, si fa per dire, a scoraggiare queste nostre velleità ci si è messo pure il tempo che di primaverile ha davvero poco. Ieri 26 marzo, nel centro nord della Sardegna, in diverse località, nevicava. Da me soffiava per tutta la giornata una tramontana che in paese chiamano "araxi" o "bentu austesu", con rade soffiate di fiocchi di nevischio mentre stamane piove. Questa perturbazione ci accompagnerà per tutto il fine settimana. Allora, allegri, niente pulsioni di uscite fuorilegge. Si resta a casa, mentre il picco infettivo non si vede e le notozie dei positivi aumenta, in particolare fra chi sta nelle strutture che sarebbero dovute esserec"protette". Così non è stato. Di oggi la notizia che l'AOU di Sassari è stata commissariata. Tralascio qualsiasi commento sulle responsabilità della nostra classe dirigente regionale, sarebbe come ... sparare sulla crocerossa.
Passo e chiudo




Joan Mirò - Il cane che abbaia alla luna

mercoledì 25 marzo 2020

24, 25 marzo 2020 - aspettando il picco, che ancora non arriva

Ieri ed oggi il tempo non è stato di certo primaverile. Oggi in diverse località sarde centro orientali è caduta la neve. Dalla finestra del primo piano di casa mia, da dove si vede il tavolato della Giara e parte del Medio Campidano, verso le 13 timidi fiocchi di neve hanno fatto capolino sotto un cielo cupo. Per tutto il giorno grande freddo. Si resiste mettendo legna al caminetto accompagnato da leggère amenità.
Dunque si prosegue il nostro cammino, isolati, in mezzo alla peste con l'ansia di non essere contagiati e, nel caso di non conoscenza del proprio stato di eventualmente asintomatico, di non contagiare. Una quistione squisitamente etica e morale. Poi, chiaro, ci sono anche coloro che a costo di supplizi sanzioni e galera non seguono le indicazioni e prescrizioni normative per cui, in sintesi, devi restare a casa. Questa battaglia la si combatte così. Togliendo aria terreno o quel che si vuole al virus, dunque interrompendo la catena del contagio.
La Cina docet. Lì  si stanno riprendendo secondo quanto si apprende dai media quasi normalmente. Quello è il nostro obiettivo. Se l'Europa, in particolare il Regno Unito per bocca di Boris Johnson, inizialmente rideva di noi, nella insana idea dell'immunità di gregge, per non dire di quell'arrogante di Trump, ora sono tutti per la dottrina filocinese, adottata dall'Italia già da subito.
L'India da oggi ha chiuso dentro i propri confini i suoi abitanti a loro volta in lockdown presso casa loro. Parliamo di 1,3 miliardi di individui, che sommati al resto del pianeta ammontano a tre miliardi chiusi in casa.
Perché di questa lunga introduzione, perché credo sia cresciuto sempre più convintamente nelle persone a livello planetario la necessità di seguire pedissequamente le norme che impongono restrizioni alla circolazione per vincere la battaglia. La scommessa è alta. Vale la pena giocarcela.
Per questi giorni pare si stia avvicinando il picco del contagio, dopo un timido ma costante rallentamento che rappresenta il trend positivo, possiamo iniziare a vedere la discesa del male, della peste. Almeno in Italia.
Fino a ieri in Sardegna i positivi erano 421 di cui 64 nella città metropolitana di Cagliari. Ebbene la situazione da noi non è eccellente ma non così grave. A Cagliari i suoi abitanti si stanno comportando con responsabilità nella convinzione che stare a casa comporta si dei sacrifici ma che verranno ripagati col risultato positivo sperato. Non dobbiamo allentare la guardia.
Dico questo perché i cittadini cagliaritani non meritano quei cartelloni 6x3 a caratteri cubitali dal contenuto terroristico fatti affiggere dal neo sindaco Truzzu di FdI che tendono a colpevolizzare chi, ormai davvero pochi in una città, a tratti spettrale, seppure di rado esce di casa per fare la spesa o due passi. Questo sindaco così come  l'amministrazione regionale si è contraddistinto per aver fatto poco o niente se non riempirsi di slogan ed andare a traino della Giorgia o dei fedeli di Giussano, cioè in perenne campagna elettorale anche dopo eletti. Questi cartelloni vanno rimossi. La cittadinanza non merita queste offese da chi si è contraddistinto per essere in modo pervicace una sentinella in piedi e per le sue idee che rimandano a molto lontano, prima dell'epoca dei Lumi.

Bisogna sorvegliarsi senza tregua per non essere spinti, in un minuto di distrazione, a respirare sulla faccia d’un altro e a trasmettergli il contagio. Il microbo, è cosa naturale. Il resto, la salute, l’integrità, la purezza, se lei vuole, sono un effetto della volontà e d’una volontà che non si deve mai fermare. L’uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile. E ce ne vuole di volontà e tensione per non essere mai distratti; sì, Rieux, essere appestati è molto faticoso.
(Albert Camus, La peste)


lunedì 23 marzo 2020

22,23 marzo 2020 - primo lunedì del mondo

Passare la domenica in casa fra i familiari è, diciamolo, bello e rilassante. Ovviamente se hai rapporti sereni. Non oso immaginare chi fra le quattro mura deve sopportare situazioni di stress e claustrofobiche per via dei rapporti parentali  o di coppia diventati asfitici, o come in quella canzone di Gianna Nannini, quando "questo amore è una camera a gas".
Dunque domenica è passata leggera e silenziosa. Nel pomeriggio una leggera pioggerellina che ci ha accompagnato, nel centro sud Sardegna, fino all'ora di cena. Prima di farmi rapire da Morfeo, mi sono ricordato che il lunedì, o al massimo martedì, gioco, con mia madre, i numeri al superenalotto. Però, una vocina mi diceva di guardare le ultime disposizioni restrittive in rete.
Il motivetto mi è balzato subito alla mente: "Ho giocato tre numeri al lotto / Venticinque sessanta e trentotto / Li ho giocati convinto perché / Usciranno tutti e tre!". Cantava Renato Carosone in una nota canzone del 1949.
Ebbene questi tre numeri sulla ruota di oggi non usciranno perchè l'Agenzia per le Dogane e i Monopoli ha sospeso il Lotto e il Superenalotto. La decisione è riportata in una circolare e riguarda tutte le lotterie e le slot machines.
Dopo questo anche la dea bendata, la Fortuna, può considerarsi in cassa integrazione. Almeno per un paio di settimane. Certo una stretta ulteriore era necessaria tanto più per l'affollamento che si creava e si creerebbe in prossimità dei tabacchini e attività commerciali dove si trovano i punti Sisal (lotto, superenalotto, ecc.).
Chissà come sarà stata presa questa decisione nei centri del sud, in particolare nella città partenopea, anche se c'è da dire che il gioco del lotto e altri simili è ormai diventato un problema serio, e aggiungerei sociale, relativamente alla cosiddetta ludopatia.
Secondo paginemediche.it "C’è una malattia che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il mondo e riguarda il gioco d’azzardo patologico (GAP) conosciuto con il nome ludopatia. Il giocatore patologico o ludopatico è guidato nel suo comportamento dalla dipendenza dal gioco, che crea un circolo vizioso dal quale non riesce più ad uscire portandolo conseguenze devastanti sul lato economico e dei rapporti sociali personali e interpersonali." La ludopatia – come riconosce l’Organizzazione Mondiale della Sanità – è una vera e propria malattia mentale, con sintomi specifici, con impulsi incontrollabili a giocare d’azzardo o fare scommesse in denaro. Sul sito del Ministero della Salute, per dare una definizione della patologia, si legge che la ludopatia è “l’incapacità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o di fare scommesse, nonostante l’individuo che ne è affetto sia consapevole che questo possa portare a gravi conseguenze”. Negli ultimi anni il gioco d’azzardo è divenuto una vera e propria piaga sociale ed è stato necessario l’intervento delle Istituzioni per regolamentare i requisiti di chi può accedere al gioco e in che modo.
Anche il sottoscritto resterà fermo qualche turno. Giocare al superenalotto sempre gli stessi numero per cifre irrisorie ti mette al riparo dalla ludopatia. Almeno lo spero.
Al consueto appuntamento di Borrelli una piccola e tenue notizia positiva. I contagi e le vittinme sono diminuite. Quindi penserete, sta funzionando la cura. Occhio, il nemico ci vede ed è dappertutto.
Stamattina turno in sede, in ufficio, per il resto della settimana "lavoro agile".
SS 131 verso Cagliari pochissimi veicoli. Oggi è lunedì, e si direbbe, parafrasando il titolo dei Virginiana Miller, Il Primo Lunedì del Mondo, come buon auspicio di rinnovata fiducia ... nel futuro.
"Suona la radio e mi sveglia / La bella canzone / Cerco qualcosa da fare / Se doveva piovere / Invece c'è il sole / Comincia così / Oggi è il primo lunedì del mondo e ho chiuso la porta alle spalle / Ora scendo giù.



domenica 22 marzo 2020

21 marzo 2020 - la febbre del sabato sera

Bisogna attendere la tarda notte per sentire cosa succederà di noi nei prossimi giorni. Qualche minuto prime delle ore 23 i media ed i social ci notiziano che sono attese imminenti comunicazioni del Presidente del Consiglio Conte (a reti unificate? Sul suo profilo fb?).
Alle 23.20 tra una reclame, mozziconi di film datati e la noia che ti assale dopo un fine settimana in lockdown, ben pettinato si palesa, Conte, nei media.
Le esternazioni si possono agevolmente leggere nel sito del ministero della salute
"Governo decide chiusura attività produttive non essenziali o strategiche. Aperti alimentari, farmacie, negozi di generi di prima necessità e i servizi essenziali"
Conte: -
“Non abbiamo alternative, in questo momento dobbiamo tutelare noi stessi e le persone che amiamo. Per questo il Governo ha deciso di compiere un altro passo: chiudere sull’intero territorio nazionale ogni attività produttiva che non sia strettamente necessaria, cruciale, indispensabile a garantirci beni e servizi essenziali”. Lo ha achunciato il premier Giuseppe Conte la sera del 21marzo in diretta, dopo una giornata di lavoro con sindacati e associazioni di categoria per stilare un elenco dettagliato delle attività essenziali.
“Continueranno a restare aperti, ha detto il Capo del Governo: tutti i supermercati e i negozi di generi di prima necessità, senza restrizioni di giorni e orari, dunque non c’è ragione di fare corse e code per gli acquisti farmacie e parafarmacie servizi bancari, postali, assicurativi, finanziari tutti i servizi essenziali come i trasporti, le attività accessorie e funzionali a quelle essenziali le attività produttive rilevanti per la produzione nazionale al di fuori delle attività essenziali è consentito soltanto il lavoro in modalità smart working.
Rallentiamo il motore produttivo del Paese ma non lo fermiamo, per poter contenere quanto più possibile questa epidemia.
L’emergenza sanitaria si sta tramutando in emergenza economica. A tutti dico lo Stato c’è, il Governo interverrà con misure straordinarie che ci permetteranno di ripartire quanto prima”.

Che dire. Ce ne voleva tanto? Chiusura non era un termine facilmente digeribile dalla confindustria, nonostante le continue pressioni dei sindacati!
Le fabbriche fino ad oggi in Italia hanno continuato a produrre vestiti, macchine, mobili ed arredi, attrezzi vari, e ovviamente armi, le micidiali armi leggere weapons che al Nord tengono in piedi una parte importante dell'economia, in nome del profitto tanto caro agli industriali (cioè il padrone) e che nel mondo stanno spargendo  innumerevoli vittime, soprattutto fra i civili, nelle guerre volute e sostenute dall'industria delle armi.
Che dire, inoltre, dei profitti che si stanno realizzando con la RWM di Domusnovas che fabbrica bombe da scaricare nelle teste degli yemeniti.
Si, proprio questi sono stati il bastone fra le ruote e che non hanno lesinato sforzi per ritardare o bloccare la chiusura. Nelle fabbriche si lavora spesso in carenza di DIP dispositivi individuali di protezione, fabbriche che in produzione hanno una capacità formidabile di propagazione del covid19.
Questo scenario sarebbe stato impensabile fino alla settimana scorsa.
Chissà se gli strali di Greta Thunberg cominciano a produrre effetti. Chissà se all'indomani della fine di questa crisi, ma già da oggi, i governi non inizino a pensare che un altro mondo è possibile, senza fabbriche inquinanti e tutte le porcherie varie sempre in nome del dio denaro.
Dunque il mondo cambia e cambia la gestione del tempo. Il fine settimana è scandito dai proclami e bollettini sullo ststo di salute degli umani.
Se penso che oggi tiene banco, purtroppo,  la febbre, la mente non può che correre a quella famosa pellicola di Saturday Night Fever che ci parla della New York anni Settanta, dove il personaggio principale Tony Manero, diciannovenne di origini italiane che vive a Brooklyn, senza grandi progetti per il futuro, commesso in un negozio di vernici, trova il suo riscatto sulla pista da ballo. Beh da allora molta acqua è passata sotto i ponti.
Oggi abbiamo il dato di chi, come noi, nel mondo sta a casa: un miliardo.
Ultima nota dolente leggendo le ultime notizie dei giornali "In Sardegna è boom di contagi tra medici e infermieri: "Il 50%, il 90% a Sassari". Nieddu e Solinas? Hanno risolto il problema alla radice della mancanza delle mascherina per il personale sanitario. Gli mettono direttamente il bavaglio. (fonte AGI)
#iostoacasa



venerdì 20 marzo 2020

20 marzo 2020 - ...primavera ... beranu

Questa mattina, alle 4:50 italiane, è iniziata ufficialmente la primavera.
Mentre esplode la primavera coi suoi colori, la luce, i profumi, io e immagino anche voi, siamo bloccati in casa.
Molte sono le canzoni, le poesie, le musiche dedicate alla primavera, che noi chiamiamo "beranu".
Antonio Vivaldi con l'opera di musica classica "Le quattro stagioni".
Nel panorama musicale beat anni '60 italiano mi sovviene Il Primo Giorno di Primavera, brano del 1969 dei Dik Dik, che cantano le pene d'amore di un ragazzo a primavera.
"È il primo giorno di primavera/Ma per me è solo il giorno/ Che ho perso te/Qui in mezzo al traffico /C'è un pezzetto di verde/Ed io mi chiedo perché /Mentre nasce una primula / Sto morendo per te".
Alla primavera dedicano un intero album i Talk Talk, The Colour of Spring, terzo album del gruppo musicale britannico pubblicato nel 1986.
Fra i libri che ho letto, voglio ricordare "Primavera di bellezza" di Beppe Fenoglio e "Aspetta primavera, Bandini" di John Fante
Il poeta Pablo Neruda scriveva:
"Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno la primavera"
Mentre Fabrizio De André ci lascia questi profondi versi:
"Primavera non bussa lei entra sicura /Come il fumo lei penetra in ogni fessura /Ha le labbra di carne I capelli di grano /Che paura, che voglia che ti prenda per mano. Che paura, che voglia che ti porti lontano". Da "Un Chimico", tratto dal concept album "Non al denaro, non all'amore né al cielo" ispirato ad alcune poesie tratte dall'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master, con l'ausilio della ormai famosa tradutrice della Beat Generation Fernanda Pivano.
Alla primavera (in sardo "Beranu") dedica una poesia Peppino Mereu, fra i poeti più importanti sardi di fine ottocento; ricorda che finalmente i pastori ritornano al paese dopo la transumanza invernale.
"Dogni ann’in beranu
ti mudas, ricca d’ervas e fiores,
dae su campidanu
torrant in sin’a tie sos pastores,
tando ses fittianu
dulche nidu de festas e amores,
e tue, gentile, ispricas
su gosu tou in cantos e musìcas
Ite fest’ite briu!
Ses dae sa bassura imbidiada;
sos caldos de s’istiu
Cagliari fuit, un’iscampagnada
si faghet a su riu
Pitzirimasa, inue sa cascada
dulchement’in sos graves
crastos, falat cun murmuros suaves.
(A Tonara)

Mentre si ricorda la primavera il bollettino della Protezione Civile ci aggiorna i dati. 47021 i positivi a livello nazionale. In Sardegna siamo a 293 contagi di cui 216 solo nella provincia di Sassari per il 70% personale ospedaliero.
A questo proposito mi chiedo se, al di la dei proclami e prescrizioni, l'assessore della sanità della RAS si stia interrogando sulle responsabilità.
Dunque buona primavera.

Primavera (Botticelli, Galleria degli Uffizi - Firenze)



giovedì 19 marzo 2020

19 marzo 2020 - Esodo

La notizia del giorno? Nel campionato mondiale della pandemia: Cina 1 - Coronavirus 0. La Cina batte la pandemia; non si è registrato alcun nuovo caso neppure a Hubei. Con i contagi a zero Wuhan, la città focolaio del nuovo coronavirus, allenta la quarantena nelle aree a "infezione zero".
Dunque ce la possiamo fare.
Non vorrei essere nei panni di quegli idioti e sciacalli (che non cambieranno mai) che hanno sporcato l'etere con considerazioni sui cinesi che, bollare come razziste, non inquadra l'immensità della loro stupidità. Sui media abbiamo visto anche chi ricopre cariche istituzionali indicando i cinesi come quel popolo di divoratori di topi vivi, ergo non si meravigliava dello scoppio del Covid19 proprio lì, in Cina. A poco rileva se si sia, poi, scusato. Questo lo qualifica per sempre, come i suoi sostenitori, per quello che è.
Detto questo noi siamo ancora sotto la melma, a fil di naso, sperando, come in quella barzelletta, che "non faccia l'onda". Intanto chiusi in casa bravi ed ubbidienti. La Cina ce l'ha insegnato, si può fare, si deve fare.
Possiamo starcene sul divano, comodi, tranquilli a dar fondo alla nostra libreria, magari con un sottofondo musicale, a leggere ciò che la mancanza di tempo o voglia per anni ci ha impedito di assaporare e di divorare, uno ad uno libri, giornali inserti et similia. Oppure con gli ebook. In rete li trovi a vagonate e pure gratis. Questo periodo non va visto in negativo.
Non lasciamoci andare. Anche se l'abbiamo paragonato ad una guerra è chiaro che la guerra è ben altro. Altro che quarantena o coprifuoco che ancora in troppi non vogliono rispettare. In guerra si muore per poco, bombe, incendi, devastazioni, privazioni della libertà, carestie, stupri, torture, controlli, stato di polizia e check point. Chi scappa dalla guerra, in particolare, lo sa. Si scappa da Africa, Asia e Medio Oriente. Lo sa con grandi sofferenze che non può andare, oggi, da nessuna parte. Sa che in Europa è sempre più forte quel pensiero che vorrebbe blindarne i confini, per non far entrare nessuno di loro, nella Fortress Europe. A questo proposito illuminante è Esodo, il libro di Domenico Quirico che un paio d'anni fa ho avuto il piacere di sentire a Gavoi, nel Festival letterario Isola Delle Storie.
Mentre tu che te ne puoi stare nel tuo divano, comodamente a casa, in attesa della fine del lockdown, per rompere la catena dei contagi. Ma ti senti un recluso!. Dunque vorresti uscire senza un valido motivo mettendo a repentaglio la vita degli altri. Magari sei lo stesso/a che non ha lesinato sforzi per vomitare l'odio (in rete o nelle manifestazioni) contro chi scappa e vuole protezione. O magari sei fra quelli incoscienti che per molto meno sono scappati dalla "zona rossa" prendendo l'ultimo treno o aereo utile per andare nella tua seconda casa, magari in riva al mare o in montagna, fregandotene dei rischi di contagio.
Gli altri, quelli, quelli che detesti, che scappano dalle guerre hanno perso tutto. Gli resta solo la vita.
Spero che il Covid19 ti abbia insegnato qualcosa.
Consoliamoci pensando che lo spaziotempo in cui dobbiamo "soffrire" è breve. A presto liberi, per ora #iorestoacasa.


Citazione presa in prestito da libro Di Quirico, Esodo:
"Siamo a una grande sera del mondo; si tratta di sapere se domani ci sveglieremo. Non abbiamo che una risorsa: sappiamo, noi, di che cosa è fatta la notte. (H. Barbusse, Risveglio)



mercoledì 18 marzo 2020

18 marzo 2020 - depressione caspica

E allora succede che mentre dai uno sguardo al decreto "Cura Italia" e scopri che sei destinatario di un premio di euro 100 (diconsi cento) in rapporto al numero delle giornate effettivamente svolte di servizio nella propria sede di servizio. Ma come il nostro sistema sanitario è un colabrodo in conseguenza dei tagli sul pubblico a vantaggio del privato, nella sanità come nell'istruzione, e tu Stato cosa fai, perché ho svolto il mio servizio non in modalità Lavoro Agile, nella busta paga di aprile mi elargisci un bonus riconoscenza. Ci manca solo la pacca sulla spalla. Bene, mi ricompongo, niente polemiche, siamo in piena emergenza. Sono già pagato per il lavoro che svolgo, chiedo solo che lo stipendio venga adeguato e che il CCNL scaduto da un anno venga rinnovato. Chiedo tanto?
Intanto leggo che in Sardegna il numero dei contagi di ieri sale a 118, se ne sono aggiunti altri tre dall'ospedale Sassari sempre medici, un numero che coincide col quello telefonico di soccorso ed allarme sanitario. Non fa ben superare. Per ora i dati forniti rilevano 27 casi accertati Covid-19 nella Città Metropolitana di Cagliari (+3), 5 nel Sud Sardegna, 2 a Oristano, 20 (+1), a Nuoro e 63 (+6) a Sassari.
Davvero un bollettino di guerra se si considera che da noi non ci sono focolai ma contagiati.
Stamane il cielo è scuro, come il cielo di ieri che non ci ha ancora mostrato in sole.
Intanto ieri la Giunta regionale della Sardegna ha stabilito che lo stato di emergenza regionale si protrarrà fino al 31 luglio 2020, per consentire (secondo il presidente) "una tempestiva attuazione delle disposizioni nazionali secondo le specificità del contesto isolano" ma, viene precisato nell'articolo dell'Unione Sarda, tutto questo "non ha alcuna attinenza con le restrizioni in corso".
Questa ultimo inciso corrisponde ad un cambio di passo, o retromarcia, perché gli stessi giornali poche ore prima avevano battuto una notizia che anticipava un decreto con restrizioni ben più pesanti e che hanno certamente allarmato i sardi e gli operatori turistici; per circa un'ora il testo del comunicato non era accessibile dal sito della RAS, per essere poi definitivamente rimosso. Attendiamo il testo dell'ordinanza.
Sul tardi l'Unione Sarda ha dovuto prendere ulteriormente le distanze con questo titolo
"Le comunicazioni della Regione disorientano anche i sardi emigrati"segno che la RAS ha dato prova di pessima comunicazione in tempi in cui la chiarezza sarebbe essenziale.
La modalità lavoro in loco, dunque non agile, mi regala un poco di mobilità. Dopo due ore di p.c., la norma sui videoterminalisti consente dieci minuti di riposo per la vista che userò per una camminata fra gli alberi, i gatti che sculettano e puntano alcuni piccioni a terra, i pavoni che beccano bacche e piccoli semi di ulivo, persino una cornacchia non dimostra grande preoccupazione, mi conosce. Duemila passi, bene. Di nuovo a lavoro.
Per il resto, fino al nuovo ordine di Conte, obbedienza. Come dicono i CCCP in "Depressione Caspica" ... l'obbedienza è dignità fortezza.

"(...) Se l'obbedienza è dignità fortezza / La libertà una forma di disciplina / Assomiglia all'ingenuità la saggezza / Ma non ora non qui no non ora non qui / No non ora non qui no non ora non qui / Tu con lo sguardo eretto all'avvenire / Fisso al sole nascente ed adirato all'imbrunire (...)







martedì 17 marzo 2020

17 marzo 2020 - poligoni di tiro

A quanto pare dove ha fallito l'uomo ha vinto il #coronavirus. Così come accaduto in Cina, in seguito alle misure adottate per contenere il diffondersi del virus, cala l’inquinamento anche nel nostro Paese. In particolare questo, secondo le recenti osservazioni dallo spazio, è evidente sul nord Italia con la drastica riduzione del diossido d'azoto.
In Sardegna non c'è questo problema di inquinamento, almeno nei termini riscontrati nel Nord.
Qui abbiamo un un altro tipo di inquinamento. Nei poligoni di tiro presenti nell'isola, Teulada Quirra e Capo Frasca giusto per citare qualcuno, vengono sparati proiettili carichi di Uranio impoverito e Torio radioattivo, materiali estremamente pericolosi per la salute di chi li tratta, i militari, e di chi vive nelle loro vicinanze. Il vento trasporta le polveri delle esplosioni che si depositano nelle colture circostanti, compromettendo raccolti e allevamenti. Questo ha avuto inizio dagli anni 50 quando la NATO e gli USA decisero, con la complicità del governo nazionale, che la Sardegna per la sua posizione strategica nel Mediterraneo sarebbe diventata perno centrale degli accordi nord atlantici, per cui dagli anni 70 in Sardegna si svolgono l'80% delle esercitazioni militari nazionali coinvolgendo interforze della NATO. Giusto per inquadrare la questione, anche se in termini generali, per non divagare troppo.
Certo questi giorni siamo alle prese con un nemico diverso. Estremamente contagioso. Quando finirà questa storia non dovremo dimenticare che, se per questa pandemia con le azioni messe in campo ed il blocco totale il prezzo pagato nell'isola (si auspica) resterà contenuto, continua comunque ad essere troppo alto il prezzo che si sta pagando per le conseguenze della presenza militare nel nostro territorio, sia in termini economici che sanitari.
Dopo l'appuntamento quotidiano in rete della Protezione Civile delle 18 di ieri si prosegue, in questa calma apparente, surreale, di "normalizzazione" in attesa che arrivi il picco dei contagi, individuato fra oggi e questo weekend (?!). Attendiamo mestanente ed ubbidienti l'attacco virale. A chi toccherà. Considerando i contagi verificatisi sopratutto nel presidi ospedalieri, restando a casa o limitando al massimo le uscite, potremmo dirci salvi? Vedremo. Non so se interpellato il filosofo e generale cinese Sun Tzu avrebbe potuto darci lumi, visto che "siamo in guerra". Ad ogni modo dato che dobbiamo eseguire ordini e prescrizioni ricordo che disse: «Se le regole non sono chiare e gli ordini non vengono compresi, la colpa è del generale; se, invece, le regole sono chiare, e tuttavia gli ordini non vengono eseguiti, allora la colpa è degli ufficiali». A breve se le cose prendono una brutta piega sappiamo con chi prendercela. Magra consolazione.
Nelle vie di Cagliari ora è davvero difficile incontrare qualcuno senza mascherina. Fino all'altro ieri quasi l'eccezione. Ovviamente pochi veicoli, sopratutto mezzi di trasporto merci.
Sono le 8 e tutto va bene diceva il banditore nei secoli andati. Il cielo sopra Cagliari plumbeo, come in Val Padana. Tornerà il sole. Ma tanto al mare non si può andare.

lunedì 16 marzo 2020

16 marzo 2020 - restiamo umani

Nuova settimana. Nuova di zecca. Intonsa. Durante il viaggio verso Casteddu ho canticchiato una strofa del tenore di Orgosolo, riguarda la Brigata Sassari, mito unificante dell'isola per il coraggio dei sardi, che fa " Su chentuchimbantunu Rezimentu/chin su chimbantaduos totu in pare/non sezis bois sos continentales/ch'azes mantesu su trintzeramentu/ ma Orune e Bitti cun zente orgolesa.."
Si dice che in trincea nella grande guerra si è unificata l'Italia, fra il freddo i pidocchi e la fame. Imbottiti di cordiale. Non nel 1861. Oggi siamo chiamati ad una guerra contro un nemico invisibile. Ci viene chiesto non un gesto eroico o il cuore oltre l'ostacolo. No. Per combatterlo devi togliergli terreno. Stare in casa. Basterà?
Gli inglesi, scrivevo nel post del 13 scorso, hanno un'altra ricetta. Vedremo. Intanto noi siamo nipoti e pronipoti dei ragazzi del '99. Basterà?
Mentre passo nei centri abitati, destinazione ufficio, i pochi umani incontrati a bordo dei loro veicoli o a piedi, mi salutano. Non credo di conoscerli. Immagino che la situazione generale stia facendo riemergere quella parte di unanimità che si stava affievolendo se non annullando. C'è bisogno di contatti umani e anche un saluto è un segnale che resistiamo e che, per dirla come Vittorio Artigoni, come una esortazione, "restiamo umani".
Nell'asse mediano il traffico è quasi normale, come un qualsiasi lunedì, ma giusto all'altezza di Cagliari.
Avrei potuto evitarmi questo andirivieni sottraendomi a situazioni di pericolo con lo smart working. Certo il "lavoro agile" ti consente di stare a casa, più tranquillo. La mancanza dell'adsl, però, è un valido motivo per andare a lavoro e, di conseguenza, uscire, vedere, scaricare le ansie. #Autocertificazione sempre pronta, manca giusto la data.
Leggo ora nella stampa in rete che la Germania chiude le frontiere con Francia, Svizzera, Austria e Danimarca. In Spagna 2mila contagi in 24 ore. In Austria serrata come in Italia. New York chiude tutte le scuole pubbliche. Quindi mi sa che non abbiamo sbagliato a decretare il lockdown.
A proposito della Spagna, l'articolo 42 della nostra Costituzione stabilisce che《La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale.》La Spagna l'ha già fatto stamattina, requisendo la sanità privata, secondo quanto battuto da un lancio Ansa delle 11.
Ora riempio il silenzio con John Coltrane.


domenica 15 marzo 2020

15 marzo 2020 - ordinanza n. 9 RAS

Oggi è domenica. Chiese chiuse, per chi ci va. Papa Francesco ha celebrato la messa in streaming.
Mi affaccio alla finestra del primo piano, manco una nuvola. In lontananza si scorgono i monti di Villacidro. Non ricordavo ci fosse una popolazione di volatili così nutrita. Fate silenzio, che diamine!. Non riesco a concentrarmi sulla lettura. Scherzo. Con qualcuno bisogna che me la prenda. Ieri mi hanno notiziato che mio nipote, rientrato da un viaggio di lavoro dal Veneto è chiuso in casa con la famiglia. Ancora 12 giorni. Anche io blindato in casa. Tanto dove vado. Non ho manco un cane da passeggiare.
Da ieri la Sardegna è più isolata. Non si parte e non si arriva se non per motivi particolari secondo l'ordinanza n.9 del 14.3.20 del presidente della RAS.
Riscoprire le strisce di Sturmtruppen di Bonvi ti dà il senso che l'ironia è necessaria per combattere il potere. Piuttosto, vabbè che siamo in tempi di quarantena, ma se penso che tutti stanno zitti senza porsi un briciolo di dubbio sulla costituzionalità di alcuni provvedimenti dei sindaci sceriffi locali, che applicano il testo del Dpcm interpretandolo in modo restrittivo sulla scia della paura, mi fa capire la gravità della situazione. Se questa roba finirà credo che per togliere questo spirito di gregge ci vorrà tanto.
Giusto a metà mattina ci è arrivata dai media la notizia che ci sono i primi due morti nell'isola, uno a Cagliari, ricoverato dallo scorso 2 marzo,  dopo il ricovero non si era mai ripreso ed era rimasto intubato; l'altro paziente a Sassari. I familiari del paziente cagliaritano non l'hanno mai potuto visitare, così pure per gli altri sottoposti a ricovero.
Grande tristezza. Il fatto che non ci fosse ancora alcun decesso ci faceva ben sperare.
Leggo in rete che Trump risulta negativo al test, genti mala no ndi morit. Oltre 2.800 casi in Usa, 58 morti, 2 a NYC.
Intanto a casa si fanno is "parafritus" o "fattifritti", ognuno ha dato il suo contributo. Questi dolci sono carnevaleschi, anche se siamo in quaresima si possono fare. Verso le 18 le formine dei dolci sono state fritte nell'olio e cosparse di zucchero. Buoni.
Credevo di poter dedicare questa giornata a raccogliere asparagi. Le scorse settimane in campagna trovavi più raccoglitori che asparagi. Ora la natura si sta riprendendo il suo tempo. In giro non vedi quasi nessuno. Gli asparagi crescono alti, indisturbati.
Prima di chiudere la giornata una piccola riflessione. Nell'Isola la maggior parte dei contagi si sono verificati negli ospedali, fra gli operatori della sanità. Ok, questi giorni niente polemiche. Però ho letto che in questi ultimi anni c'è stato un taglio lineare di 37 miliardi nella sanità, pubblica, sottolineo. Passo e chiudo. Viaggi Organizzati di Lucio Dalla mi terrà compagnia finché non m'acchiappa Morfeo.

14 marzo 2020 - SS 131

La vita continua. Fuori nebbia, come ieri. Credo che comunque spunterà il sole sul tardi .
Al gierre si dice che Trump si sottoporrà al test. È stato in contatto con Bolsonaro, che ieri salutava col gesto dell'ombrello perché risultava negativo.
Ultimo giorno di lavoro settimanale. Finalmente potrò evadere in campagna come una "fera".
Attendo che arrivi il collaboratore di turno per aprire il cancello. Le chiavi non entrano. Dopo diversi minuti si comprende che erano quelle dell'entrata secondaria. Perso un quarto d'ora fuori. Apro la posta al pc. La maggioranza delle scuole chiuse di sabato.
Piluccando in rete ho letto che Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian ha ipotizzato che il coronavirus si è manifestato inizialmente negli USA e che il contagio a Wuham è stato portato da soldati americani contagiati durante i giochi militari nell’ottobre del 2019. Mah. Complottismo?!
Ma l'America è lontana, dall'altra parte della luna, diceva Lucio Dalla. Purché non si spostino gli americani. Ma quelli, si sa, sono esportatori di democrazia in ogni dove.
Ho notato che dall'ingresso secondario alla fine dell'andito delle classi ci sono 150 passi. Andata e ritorno 300. Oggi niente pavoni, in quarantena?
Le disposizioni del Dpcm sono valide fino al 25 marzo. Altri 11 giorni. Salvo proroga. E in Italia si sa le scadenze sono fatte per essere prorogate.
Ore 13.45. Asse mediano di scorrimento: pochissimi veicoli. Direzione casa
SS 131. Mi fermo al Beyfin di Monastir per gasolio. Fino al bivio per Villasanta mi avranno superato venti macchine. Entro al bivio di Furtei, piccolo agglomerato di poche case, proseguo per Villamar, Las Plassas, Barumimi. Manco un'anima. Gesturi in signore sull'ottantina al centro del paese vicino alla curva della chiesetta, con un bastone dall'impugnatura intagliata. Procede a passo sicuro. A Nuragus, uscita, bivio per Genoni, un ragazzo chiude il cancello dopo aver parcheggiato la sua macchina. Arrivo in paese. Nessuno. Il tabellone luminoso del Comune segna 20 gradi. A pranzo zuppa di ceci e fegatini di agnello. Ciao

13 marzo 2020 - fare la spesa

Guardare dalla finestra quella fitta nebbia che ricopre il capoluogo non è una nota positiva. Poco male, tanto, devo andare in ufficio. Sono le 7, la radiosveglia gracchia le notizie del gierre. La Cina ha superato il punto critico e la curva di contagio scende. Da noi no. Si sale. Sarà un periodo difficile. In Europa i governi si muovono in ordine sparso. Chissà come l'avrebbe pensata Spinelli. 7.45: Monte Urpinu, silenzio surreale rotto solo dal motore di una macchina che passa. Una. Si sentono pure i passi veloci di due corridori uno di seguito all'altro che si apprestano a salire viale Europa. Una signora parla col suo cane a guinzaglio, beata lei che può circolare.
12.00: Passeggiata nel perimetro della scuola. Ora d'aria, cioè 10 minuti. Come ieri.
A casa. Finalmente, pranzo. Alla radio Un giorno da pecora, con Gepi Cucciari. Relax. Nessun rumore di macchine. Cinguettii. Un suono quasi dimenticato sommerso dal rumore dei motori.
Oggi sarà dedicato all'ascolto di Le Orme. Album che avevo dimenticato. Notevoli.
Stasera chissà meglio stare a casa.
h 16.38, non si sente volare una mosca.
Leggevo in rete che i britannici agiranno in modo diverso dall'italia. Il primo ministro Boris Johnson e i suoi consiglieri medici dicono che l'epidemia non si può contenere, e quindi è inutile prendere misure drastiche. La vita va avanti, non chiuderanno le scuole. Insomma si sceglie la tecnica dell'immunità di gregge. Ne riparleremo fra qualche giorno. Intanto stiamo facendo la vita del sorcio.
Ore 18. Il punto della protezione civile in streaming che ci dice come la maggioranza dei decessi riguarda gli over 80.
Lo so si nasce e si muore, ma grande è la tristezza; solidarietà per i loro cari.
Bene, le 18.40 l'ora giusta per fare la spesa. Supermercato dietro l'angolo. L'autocertificazione lasciata a casa. Rischio?!Non più di 5/6 persone dentro, venti minuti di fila. Qualcuno con la mascherina. Io con la kefia, black. Fa caldo. Mi dicono di entrare. Mi dirigo zona pane e salumi. Spianatine, prosciutto, caffè solubile (più pratico), latte, arance, biscotti. Faccio un po' di fretta per consentire a chi sta fuori in fila di entrare prima. Ma si, nutella e vino. E chi se ne frega. Di nuovo a casa. Lavato accuratamente le mani.
Cena. Musica: Le Orme. Mi sono organizzato in Play list Lucio Battisti. L'ho trascurato per anni volutamente. In particolare gli ultimi suoi dischi, senza rime, va ascoltato più volte. Non so se resisterò. I suoi arrangiamenti però interessanti. La sposa occidentale, parole di Panella, Synth pop, risente delle sonorità del periodo.
E anche oggi è andata.


12 marzo 2020 - lockdown: isolamento

Percorrere alle 7.40 via is Mirrionis e via Bacaredda girando per il mercato di San Benedetto ed incontrare giusto 3 persone a piedi com un traffico limitato di veicoli ti dà la misura del primo giorno di blindatura dopo il discorso di ieri di Conte sul contenuto del nuovo Dpcm. In ufficio le cose sono procedute lineari. Ore 11, come un detenuto nell'ora d'aria ho fatto il giro del perimetro della scuola. I pavoni maschi mi hanno salutato con la ruota ed un gallo un po' minaccioso mi è venuto incontro, ma la mossa del mio piede lo ha fatto desistere. In una atmosfera surreale i resti della gradinata in via di smontaggio mi hanno ricordato che giorni prima si è disputato l'incontro Italia Corea di Coppa Davis. A porte chiuse. Ricordo che la mattina i colleghi, richiamati dalle prime note dell'inno nazionale, sono accorsi a vedere l'inizio dell'incontro che si poteva intravedere da un punto di una classe della primaria. Ricordo che mi chiamarono ma proprio in quei momenti stavo rispondendo ad una telefonata di un genitore che chiedeva lumi sui compiti on line.
Ore 14.15, come da copione a casa a pranzo. Di nuovo agli arresti domiciliari. Sul tardi proverò a fare due passi verso un generialimentari, giusto per sgranchirsi le gambe. Intanto Tim va in down. Sono isolato. No c'è la rete. #iorestoacasa.
Quindi bar e ristoranti chiusi. Chissà come se la passano i due clienti abituali del bar all'angolo. Quando riapriranno i bar credo che il primo dordo di ichnusa la troveranno fantastica .

11 marzo 2020 - OMS dice Pandemia

Mi sa che l'oggi rispetto a ieri ha poche varianti. Che dire, anche in tempi normali non è che la mattina facessi cose diverse. Non manco mai da lavoro, neppure per malattia.
Comunque vada sarà un successo? Dopo pranzo, ciondolo qua e là dalla stanza alla cucina al bagno, verso le 16 ho varcato la soglia di casa per uscire. Destinazione Poste italiane. A passi lesti mi avvicino all'ufficio di quartiere. Chiuso. Un cartello messo in data odierna informa che gli orari sono cambiati e che l'ufficio apre solo la mattina. Poste di turno, quelle centrali. Vabbè. Prendo la macchina e parto. In piazza Carmine trovo subito parcheggio, non tutti i mali vengono per nuocere. Apro il grosso portone, all'interno un'impiegata mascherina-guanti con l'incarico di farci entrare uno ad uno. Prendo il biglietto, per una sola operazione. Mi ricordo che ne devo eseguire almeno due. Prenoto l'operazione multipla. Vengo chiamato subito. Dentro solo altri due utenti. Il doppio biglietto mi vale un bonus cazziatone dell'impiegato, munito di guanti e mascherina. Mi scuso facendo presente che la situazione inedita forse mi ha messo un po di apprensione. Lamenta con una certa preoccupazione che ha già finito le ferie vecchie e che l'amministrazione non ha ancora comunicato una soluzione per i giorni che chiuderanno se la situazione degenera. Gli indico la soluzione trovata nel pubblico impiego in riferimento all'articolo 1256 cc. Mi ringrazia ricordando che però le Poste sono private anche se l'articolo riguarda tutti. Gli dico che sono solidale con lui per il lavoro che fa in questi giorni difficili. Esco, intravedo in prossimità della mia macchina un carroattrezzi che mi costringe ad una corsa non prevista. Pensavo me la stessero imbragando. Era solo un soccorso per una macchina in panne. Mi manca solo la multa. Torno verso casa. Mentre parcheggio vedo l'avventore di ieri al bar dell'angolo che fuma col compare di bevute, entrambi mascheromuniti.
Salgo le scale di casa. Entro e tocco la maniglia col gomito. Penso che forse non sono poi così normale. Paranoia, mi lavo bene le mani. Accendo la radio. Prima parola coronavir... spengo senza far terminare la parola. Echeccaxxo. Fuori un sole spettacolare. 18 gradi. Esco per una passeggiata? #restiamoacasa . Tanto più che oggi l'OMS ha dichiarato la pandemia.

10 marzo 2020 - Dpcm

Solito tran tran. 7.30 timbrato a lavoro. A metà mattina il collega legge meglio il dpcm e l'ordinanza RAS. Chissà quanti andranno in quarantena. Non nasconde la preoccupazione. Mi vengono due colpetti di tosse. Una infreddatura curata male del mese scorso. Mi avrà contagiato qualcuno?
Di rientro a casa due cannelloni di ricotta al microonde. Poi musica. Social. Alle 16.30 mi viene in mente che devo giocare i numeri del Superenalotto per mamma. Sorpresa, in giro per via Is Mirrionis diverse persone di ogni età, non sembrano preoccupate. Rispetto a ieri più incontri di passanti con mascherina. Al rientro della giocata non ho potuto fare a meno di notare l"abituale avventore del bar sotto casa. Con la mascherina che sposta ogni pochi secondi per bere la sua birra portata fuori e che accompagna la sua fumata.
Ho sentito un amico. Dice tutto ok. Si parla dell'ordinanza RAS che costringerà forse la moglie di rientro da un convegno dalla penisola. Con lei pare ci siano tanti medici che, se in quarantena, domani non potranno garantire l'apertura di diversi reparti ospedalieri. Le norme, si sa, come ricordava Cicerone summum ius summa iniuria

9 marzo 2020 - memento mori

Partenza da casa verso l'ufficio. 7.43 timbro. Tutto procede lento. Niente alunni né docenti. Il tempo non passa. Ogni tanto entra il direttore. Comunicazioni di servizio. Tra colleghi si commentano le ultime news, quasi increduli ma fiduciosi. Il collega dice che secondo lui tutti prima o poi verremo infettati. Dico che nelle mie mani ci sono segnate nettamente le M, memento mori. Si ride. In tarda mattinata guardo fuori dalla finestra. Una fitta pioggia. Dico, miseria sto per uscire, spero spiova presto.
Finalmente a casa. Pranzo. Ascolto la radio distrattamente. Dormicchio un po'. Che noia vado a fare la spesa. In Auchan Santa Gilla il supermercato è chiuso con dei pannelli grigi fino al soffitto lungo tutto il corridoio. Avevo dimenticato che chiudeva per lavori. Restano i negozi. Decido di andare al Market. Poche persone. Tutte mantengono una certa distanza. Un filippino ha la mascherina, l'unico lì dentro. Pago, esco subito. Fuori un senegalese che chiede monete. Un barboncino legato al palo, fuori dal bar. Il suo padroncino sorseggia una ichnusa.
Torno a casa. Salgo le scale. Entro in bagno e mi lavo accuratamente le mani. Servirà? Non si sa mai. Accendo la radio. La prima parola che sento è coronavirus. Spengo. Chepalle. Meglio un libro. Raymond Carver, Da Dove Sto Chiamando, si presta alla lettura con le sue short stories.
 A domani.