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Visualizzazione post con etichetta Cagliari. Mostra tutti i post
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venerdì 31 luglio 2020

29 30 luglio 2020 - voglio l'inverno

L’estate è quel momento in cui fa troppo caldo per fare quelle cose per cui faceva troppo freddo d’inverno (Mark Twain).
Sembra tagliato giusto per chi ha una impresa edile. Un mio amico mi dice sempre che quando contrattano un lavoro che ha una durata di qualche mese verificano il calendario, la meteo e tutte le attività che vanno svolte al coperto o fuori all'aperto. Giusto ieri dopo una giornata di caldo torrido a Cagliari dove avevo ben programmato le attività da svolgere al coperto, cioè al fresco, alla fine, tardi pomeriggio mi restavano da fare due cosette. Anche queste al coperto. Non avevo fatto i conti col caldo afoso. Il gas per l'aria condizionata dell'auto mi ha lasciato. Ha trovato un tempismo direi sospetto, luglio. Dovevo recarmi un po' fuori città in un centro commerciale dove trovi tutto sulla casa e attività a 360 gradi. Non vi dico. In coda nei semafori con il sole in faccia. Si sopporta tutto, tanto più che da marzo siamo stati costretti in casa e l'idea di uscire anche per una scusa banale che ti consentiva di inserirla nella casistica consentita dal Dpcm per l'autocertificazione. Però si dimentica presto. Allora avevamo voglia di uscire anche con la pioggia o il caldo. Oggi gli eventi atmosferici ci urtano oltremodo. Comunque. Alla fine mascheromunito camicia sudata nel caldo torrido sono riuscito a varcare la soglia del centro commerciale subito investito dal fresco. Dopo mezz'ora di ricerche, non trovando quello che mi occorreva, senza pensarci troppo sono uscito ritrovandomi difronte alla furia realta: l'afa. Lo so. Non siamo mai contenti. Vi assicuro però che quella breve parentesi fra attrezzi Trapani vernici e guanti mi ha rifocillato. Il quadro successivo mi vede alle prese nel traffico. Caldo afoso. E qualche scemo che non rispetta il codice della strada. No, decisamente meglio al mio paesello, per gli ultimi giorni di ferie. Al fresco sotto le piante senza quella umidità cittadina.
Basca meda




venerdì 24 luglio 2020

23, 24 luglio 2020 - graffiti

Tutte le volte che mi capita di fare un viaggio, o pecorrere strade non conosciute, o in città e comuni che non conosco o che non visito da tanto, la prima cosa che noto sono i murales o graffiti, realizzati a seconda della tecnica, spray o pennello. A Cagliari questi ultimi anni è cresciuto tantissimo questo fenomeno, o arte urbana o street art, che ci sta regalando delle bellissime ed interessanti opere dal punto di vista delle immagini dei contenuti e della tecnica. Anche nelle strade, o arterie principali, della nostra Isola di tanto in tanto si intravvedono, in un cavalcavia o in un muro di contenimento o nelle pareti di case di campagna, dei graffiti firmati (taggati) da autori ormai quotati anche a livello internazionale. Giusto l'altro ieri a circa dieci chilometri da Cagliari direzione Sanluri ho intravvisto un nuovo murale, o graffito, del writer Manu Invisible. Lui è uno dei pionieri di questa arte della filosofia hip hop che ha abbracciato un genere chiamato lettering e che si caratterizza per l'uso di un font o di una tag, la firma, ma nel suo caso nello scrivere in maniera artistica e colorata una parola, magari di interesse sociale o di tipo positivo o propositivo. Una delle più note è quello che si trova sotto un cavalcavia con la scritta "Brilla di luce propria" a poca distanza dall'altro "Piccolo come un universo". Ma una delle più famose, riportato anche in serigrafia e tela, è "Resilienza", un termine che sta andando per la maggiore, quasi un tormentone, cioè quella capacità che ha un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Il riferimento a questo periodo di covid19, di questa pandemia, è chiaro, ma ovviamente questo graffito è stato realizzato da diversi anni, quando al limite si parlava di sars ma non in queste proporzioni. Questo autore è noto perchè nessuno conosce il volto, in quanto realizza le opere e si fa vedere in giro con una maschera particolare che ricorda vagamente quella di BatMan. Altro artista che lavora su pareti, che come altri realizza opere con l'intento di regalare emozioni e colore in realtà urbane dove il cemento invade tutto e il verde scarseggia, è Crisa. Nick name di Federico Carta, fratello del cantante pop Marco Carta, noto già da alcuni lustri per le sue opere che ritraggono animali e in particolare delle gigantesche balene con occhi di sembianze umane ma anche per le sue opere, anche su tela o supporti polimaterici, che ritraggono città antenne e occhi che camminano nelle forme più svariate. Dicevo appunto che inizialmente il fenomeno, sopratutto urbano del cagliaritano, del graffitismo è stato caratterizzato da timide espressioni poco artistiche secondo l'idea del bombing o delle tags a poco a poco è stato, poi, sostituito da graffiti multicolorati e soggetti interessanti che riescono a caratterizzare e recuperare aree dove, talvolta, il degrado sociale ha anche bisogno di elementi ed azioni di riscatto e di colore. Nelle Galleria del Sale, cioè quel tragitto che parte dalla zona dello stadio di sant'Elia fino al quartiere La Palma, in particolare i muri che sostengono il canale navigabile che parte, appunto, dalle saline è ricco di graffiti realizzati da ottimi artisti a cui si aggiungono Casciu, noto per i visi barbuti, la FilleBertha, per le sue opere che richiamano visi femminili di bamboline con occhioni. Molti di questi ed altri interessanti autori, come Kofa NinaCastle e Skan, si trovano a Cagliari anche nella zona Terrapieno, vicino al bastione San Remy, una sorta dilaboratorio a cielo aperto. Ma ovviamente i graffiti non si trovano solo nel capoluogo. A San Sperate, paese natale di Pinuccio Sciola, queste nuove forme d'arte si avvicendano ai murales un po' sbiaditi di vari decenni, così pure a Villamar, San Gavino M. Ovviamente anche nelle altre città, Sassari e Oristano, a cui aggiungo l'ormai famosa Orgosolo, non solo terra del ricercato bandito Grazianeddu, dove i graffiti e murales, in particolare, raccontano oltre alle tematiche socio culturali, una storia di resistenza del popolo sardo e della cacciata dei militari da Pratobello a furor di popolo, nel lontano 1969 quando lo Stato decise che in quei territori, comunali, dove nascevano gli armenti degli orgolese dalla notte dei tempi, doveva installarsi un campo permanente di addestramento militare. Dunque questo post, questi spunti, sono necessari per chi viene in Sardegna, ormai Covid Free, con una importante informazione: la Sardegna non è solo mare ma anche sapori colori e graffiti. Ovviamente questo post non ha la minima presunzione di completezza visto che non ho neppure nomitato i tanti comuni, spesso di poche centinaia di abitanti, come Nureci, dove nei giorni di ferragosto si svolte da tanti anni la manifestazione musicale Mama Blues che richiama importanti nomi internazionali. Detto questo, buona visione.


mercoledì 24 giugno 2020

23,24 giugno 2020 - bad dream

Se ti trovi a viaggiare verso il capoluogo e non pensi a quello che è accaduto da marzo in poi, ti sembra di aver vissuto dentro una bolla come nel film The Truman Show. Il traffico sembra aumentato, quasi di botto, a qualsiasi ora un via vai di macchine e mezzi. Meno male che siamo in Sardegna e che la popolazione è di 1,6 milioni, distribuita nel territorio ma, per la maggior parte dei 377 comuni  mi pare di ricordare, per la metà circa su Cagliari e hinterland il resto non superano i 1.500 abitanti, eccezion fatta per quelli a capo della provincia, e qualcun altro intorno ai diecimila abitanti. Dunque, dicevo, viaggi nella arteria principale, la SS 131, ed il via vai del traffico, in diverse ore della giornata ti impressiona. Certo, direte, ci hanno rinchiuso nelle nostre case durante il lockdown forzato e un sacco di cose sono rimaste ferme o inconcluse. Non solo, ma anche negli uffici si riprende a poco a poco in presenza. A questo proposito leggevo stamane sul quotidiano locale che molti baristi rischiano la chiusura in quanto la loro clientela, prima del covid19, era formata, per lo più, da dipendenti della P.A. o dei servizi del terziario. Ma questi sono stati costretti a seguitare il lavoro, come ho più volte sottolineato nei presedenti post, in modalità lavoro agile, in realtà si tratta di telelavoro, perchè tutti costretti a svolgere l'attività da casa propria con aggravio sui propri mezzi in quanto connessione e device per la gran parte non sono stati forniti dal datore di lavoro. Mi duole rimarcare che se negli scorsi decenni ci si lamentava per il datore di lavoro privato, per cui diritti e stipendi erano ridotti rispetto al pubblico, ora ci ritroviamo che nella P.A., lo dico a ragion veduta, il peggior datore nazionale di lavoro è lo Stato che utilizza ancora oggi e più che nel privato, lavoratori precari e in tutte quelle forme di lavoro parasubordinato che appunto difetta sui diritti e sulla paga. Dunque, chiusa parentesi, queste lavoratrici e lavoratori da un lato non stanno andando al bar perchè ancora in tanti sono in telelavoro e gli altri si sono disabituati, ma anche per paura del contagio, a recarsi la mattina nel bar di fiducia per consumare un capuccino una pasta e una mezza d'acqua. Ritorniamo a noi. Non so se qualche sindaco, per esempio quello di Milano, che nonostante le scuse postume disse che in vacanza da noi non ci sarebbe venuto in seguito alla diatriba col governatore isolano, facendo zapping in tv, giusto ieri, diceva che era ora di tornare a lavorare negli uffici con un tono che sottendeva, non lo dico per dietrologia, l'idea per cui chi ha lavorato e continuia a farlo a casa propria sia in vacanza e il telelavoro sia una sorta di hobby con quello della cura delle piante, cucinare, fare le passeggiate. Non so se inveire contro questo signore; ricordo che durante la campagna elettorale in tanti che si dichiaravano di sinistra dissero che non l'avrebbero votato perchè a destra. Con queste ultime uscite credo che i contorni ed il perimetro del suo pensiero si possa davveero far rientrare in quella parte politica. In questa categoria di vacanzieri in casa rientrano a pieno titolo i lavoratori della scuola. parlo dei docenti catapultati in questa maldestra ed arraffazzonata didattica a distanza e quelli che mandano avanti le questioni amministrative in telelavoro, mascherato con un termine inglese, smart working, ma che in realtà poco ha a che vedere. Io credo che questo esercito di pseudovacanzieri, almeno neella testa di elementi come questo sindaco o nei discorsi da bettola,  non veda l'ora di tornare nelle scrivanie o cattedre per svolgere appieno il loro lavoro. Secondo le linee guida del Ministero si dovrebbe ricominciare l'anno scolastico dando ampia discrezionalità ai dirigenti scolastici. Non mi pare dica nulla sul numero del personale da impiegare, sul numero degli alunni da inserire in classe e su tutta una gamma di questioni che attengono alla sicurezza. Giusto oggi sentivo alla TGR un dirigente scolastico che al di là delle frasi d'occasione per il ruolo che riveste, non è però riuscito a mascherare la preoccupazione su come affrontare l'anno prossimo che dovrebbe partire dal 14 settembre, quasi che fosse un esame gravoso da affrontare. Si, gli esami non finiscono mai, e non parlo solo del diploma o dell'università. Parlo ovviamente degli esami sullo stato delle cose presenti da  gestire in una situazione, ripeto, opaca poco chiara e con linee nazionali che talvolta paiono le centurie di Nostradamus. Questo per quanto riguarda la  parte dirigenziale. E che dire dell'esame che hanno fatto i docenti in d.a.d. e il resto del personale con una normativa fluviale e secondaria che di rimando in rimando da circolare a circolare hanno svuotato i contratti dei diritti basilari perchè chi deve indicare le direttive va a sentimento per non dire che abusa del proprio ruolo. Non so se ci dovesse essere una ripresa dei contagi in autunno e quindi un ritorno alla modalità on line si possa seguitare senza regole certe. Credo ed ho paura che stia per montare una vertenzialità, tra dipendenti e dirigenti, che investirebbe la scuola ed i ministeri. Io credo  che la misura per certi versi sia colma, ne dico giusto una per esempio, sta accadendo che stiano mettendo in ferie d'uffico i dipendenti della scuola. Non so se questo stia accadendo anche negli altri comparti. Chiusa, per ora, questa annosa questione posso dire che arrivare a pochi giorni da luglio senza che la calura estiva sia opprimente fa ben sperare per il resto dell'estate. In passato è accaduto che , parlo ovviamente della parte cagliaritana, l'estate torrida abbia fatto inizio già dal primo maggio, festa del lavoro ma anche di sant'Efisio, il caldo e la presenza delle zanzare non ci abbia abbandonato fino ad ottobre. Il caldo non lo sopporto, forse sarei dovuto nascere in Norvegia, anche se a sentire le ultime notizie anche lì il caldo preoccupa. In ogni caso l'estate non dura sei mesi come da noi. Il paradosso dei sardi, che lavorano, è vivere in una terra deputata alle vacanze per cui devi affrontare solo il peggio del periodo, l'afa. Non so se quanto ho scritto sia il risultato di colpi di sole presi stamane in città ma potrebe anche essere tutto incubo per cui il coronavirus non è mai apparso e io sto semplicemente in preda a un bad dream, un brutto sogno. Chi vivrà vedrà. Per ora preferisco un bel sogno, Nice dream, magari con le note dei Radiohead 




sabato 20 giugno 2020

19,20 giugno 2020 - solstizio d'estate

Il rumore dei decespugliatori dalla mattina presto è il segno che la stagione estiva è agli inizi. In realtà lo sfalcio dell'erba è già iniziato a maggio ma le piogge abbondanti hanno richiesto ulteriori tagli aggiuntivi. Quando sei nel tuo paesello cambia la percezione dei suoni e dei rumori. Anche in una giornata soleggiata come questa interessata da un persistente maestrale, sei in grado di capire chi svolge lavori di sfalcio dell'erba, da quale terreno vicinato o famiglia, o chi sta facendo dei lavori di manutenzione della casa. Chi mette a posto le tegole o il taglio di rami ingombranti. In città no, tutte queste questioni passano in secondo o terzo piano, nelle frequenze in decibel dei motori o i mezzi meccanici, clacson sirene, che superano tutto. Per cui se ci sono lavori di ammodernamento o sfalcio dell'erba importa poco niente a qualcuno, se non per il disturbo per parcheggiare o il rumore. Dunque questi rumori creano una barriera fra le vie importanti e le altre, una colonna sonora che ti disturba i pensieri e ti sconcentra se non sei abituato. Chi come me che ha la fortuna di vivere anche alternativamente, soprattutto il fine settimana, in un piccolo centro riesce a distinguere suoni dai rumori. Questo normalmente. Durante il lockdown, prima che fossi costretto a tornare al mio comune di residenza, ho avuto modo di "sentire" il silenzio notturno di Cagliari. Incredibile. L'ultima notte ho sentito addirittura un Grillo rintanato in una crepa del muro nell'edificio difronte, rotto solo dalle poche ambulanze che passavano nella via Is Mirrionis sede del SS Trinità ora deputato a Centro Covid.
Nei centri dell'interno, ma già dopo la cintura del capoluogo, invece il controllo sociale e la conoscenza diretta degli abitanti ti coinvolge anche in queste attività di cui parlavo e i suoni sono tutti chiaramente distinguibili. Dal rumore dell'autocarro del vicino al trattore di chi va al suo ovile per mungere le bestie, ma anche le chiacchiere di chi fa la passeggiata mattutina o al tramonto e di incrocia con altri, per cui spesso dal timbro della voce riconosci di chi si tratta. Ma anche il canto del gallo, o l'abbaiare del cane del vicino al passaggio anche se leggero di un gatto o l'avvicinarsi del postino al cancello li distingui chiaramente da dove provengono. Mi è stato chiesto perché rientravo spesso al mio paese e cosa ci trovavo di speciale. Ho sempre prontamente risposto "il silenzio", sopratutto la sera in inverno che ti consente di concentrarti sulla lettura di un libro. Questa pandemia, posso dire, che nei piccoli centri come il mio quasi non ha disturbato il lento procedere delle giornate; per non parlare dei contagi che se non fosse per i media che giornalmente riportavano i nomi dei luoghi dove si registravano, da noi sono stati inesistenti nel raggio di almeno 30 kilometri.
Se comunque stiamo tornando in una precaria "normalità" in convivenza col coronavirus nel resto del mondo andiamo malissimo. Per citare il più grave, in Brasile il numero dei contagi coronavirus ha superato con oltre un milione di contagi e quasi 50 mila morti.
In questa cornice, paesana, silenziosa, immersa nel verde, con tanti appassionati che raggiungono siti archeologici per assistere al solstizio d'estate iniziato ieri 19 fino al tramonto del 21 giugno, oggi, nella giornata più lunga dell'anno, riprende il campionato di calcio che vede disputare l'incontro, che ovviamente mi riguarda in quanto sardo, di Verona-Cagliari nel secondo recupero della 25^ giornata di campionato col debutto di Zenga allenatore. Non mi resta che augurarci un grande in bocca al lupo considerato oltre i mesi dello stop del covid19 che la vittoria ci manca da diversi mesi.
Forza Cagliari, forza rossoblù 

lunedì 8 giugno 2020

7 e 8 giugno 2020 - Zappa e fase 3

Se scendi in città, nel capoluogo sardo, dal tuo paesello puoi sentire un album intero all'andata e uno al ritorno. All'andata Carla Marciano Quartet mi ha ricordato che John Coltrane ha seminato bene e vi sono tanti ottimi musicisti che ne stanno prendendo in pieno la sua eredità. Il Bebop e postbop ti consente di guidare tranquillo anche se fuori minaccia di piovere da un momento all'altro, ma tanto sei al chiuso. Questo post lockdown di buono ha che abbiamo imparato a riprenderci il nostro tempo quindi l'andatura del veicolo è lineare almeno fino a Villasanta che ti inserisce nella SS 131. Dopo capisci che stiamo tornando alla normalità perché il flusso del traffico si fa più corposo fino a Cagliari. Molti i camion che sicuramente sono in ritardo sulle consegne accumulatesi in questi tre mesi. Sulla destra lo sfalcio dell'erba va avanti. Per qualche settimana in certi punti della strada impediva la visuale. Mai vista così tanta erba.
All'ingresso di Cagliari decido di parcheggiare a Sant'Avendrace, dopo la rotatoria. Non voglio perdere l'abitudine di fare almeno diecimila passi giornalieri, visto he devo andare al sit in sulla scuola in piazza Carmine riuscirò senz'altro a totalizzare quel numero di passi. Step by step arrivò diffronte al palazzo del commissario di governo e TAR. Un po di bandiere, iniziano ad arrivare rappresentanti di varie sigle, precari, qualche sindaco. Dopo gli interventi si è fatto mezzogiorno e mezzo. Ritorno a piedi verso la mia macchina. Ottomila passi già fatti e una fame che va bloccata con un panino al prosciutto, e una birra non filtrata. Nei tre medi di lockdown la birra mi è mancata ma senza grandi paranoie. Sono dell'idea che si beve al bar con gli amici. Coi bar chiusi, pazienza. L'idea di andare al bar con la mascherina per me è davvero un deterrente, non ci riesco, mi blocca. Quindi stamattina ho infranto la regola accompagnando il panino con la birra.
Dopo in ufficio, qualche consulenza pomeridiana e di nuovo di ritorno. Quindi la scelta della musica da sentire diventa necessaria. Discontinuità sul genere ascoltato prima, il jazz. Cosa mettere, rock? Oppure. Altro.
Inclassificabile e sopra i generi che riesce a coprire quell'ora fi viaggio? Frank Zappa.
A proposito di Jazz Zappa diceva «Il jazz non è morto. Ma manda un odore curioso.» Le due sparate fuori dagli schemi mi hanno sempre divertito come la tua musica, complessa composita ma unica ed interessante. Frigo nella playlist e Bongo Fury fa al caso. Parte con Debra Kadabra, via verso il traffico che fino alla rotatoria del cimitero è bello corposo. Qualche furbo cerca di infilarsi per arrivare prima. Prego
Si accomodi. Tempo ne ho. La giornata è quasi finita e c'è Mr. Zappa a tenermi compagnia. Ieri ho ascoltato doppio Guitar, mentre facevo la mia camminata paesana. Che ho dovuto interrompere dopo venti minuti per un un acquazzone improvviso. Meno male che siamo a giugno e siamo nella Fase Tre. Sia ieri che oggi la parola magica è Zero, zero contagi e zero decessi. Nel resto dello Stivale al solito la Lombardia registra un un incremento che da sola ha i due terzi dei casi nazionali. Niente, il loro governatore continua a glissare sostenendo che da loro è tutto ok. Contenti loro. Se ne ricorderanno alle prossime tornate elettorali? Non credo. Come dicevo non se ne uscirà migliori.
A biri









sabato 25 aprile 2020

24, 25 aprile 2020 - Una mattina mi son svegliato, bella ciao

I nuvoloni che ci hanno accompagnato questi ultimi giorni, con frequenti piogge improvvise, che hanno certamente scoraggiato i patiti della camminata quotidiana, anche a costo di sfidare la sorte sanzionatoria, ieri ci hanno dato una tregua. Il tardo pomeriggio, verso le 17, alla stessa ora del giorno precedente, un fronte di nuvoloni scuri e tersi minacciavano un temporale. Il gallo del vicino con la cresta rosso sangue continuava tranquillo a razzolare e, di tanto in tanto, fra un verso improvviso e l'altro si divertiva a disturbare con incursioni mirate questa o quella gallinella che capitava a tiro. Io immerso nel verde intorno a casa intento a rispettare la tabella di marcia di almeno 8.000 passi quotidiani ripassavo a memoria testi della Resistenza racchiusi nella title track del CD "Materiale Resistente 1945-1995" edito da Il Manifesto, skipando le varie tracce anche a random inserite nello smartphone. Fra una telefonata e l'altra la giornata mi e passata liscia e serena. Facendo quasi finta che l'indomani non sarebbe stata una giornata importante e che, poco male, se c'è il lockdown. Tutte cazzate. Se penso che il mio 25 aprile ho sempre partecipato, se non erro da almeni 6 lustri senza soluzione di continuità, alla manifestazione per la Liberazione a Cagliari, beh questa situazione mi crea forte disagio. Ricordo che una decina d'anni fa, puntuale come sempre al punto di raccolta in piazza Garibaldi, sceso dal n.1 CTM nella fermata di via Paoli, da dove si scorge la piazza, notai che non c'era quasi nessuno. Ero arrivato in largo anticipo e gli altri alla spicciolata con striscioni e bandiere sarebbero arrivati non prima delle 9.30. Il mio cell segnava però le 8.40. Troppo presto. Un capuccino al bar una lettura veloce al quotidiano locale. Il tempo di distrarmi  un attimo e, fuori dal bar, stava venendo giù il temporale. Per fortuna mi ero attrezzato con un ombrello. Alle 9.30 non c'era alcun miglioramento. Anzi la pioggia aumentava. I pochi arrivati, srotolati gli striscioni e pogiati a terra si riparavano intorno all'edicola dei giornali e sotto le piante, coi loro ombrelli e impermeabili e la maggior parte vestiti rossocolore. Verso le 10 l'Anpi e la banda cittadina, approfittando di una piccola tregua meteo, si incaminavano verso via Sonnino e dietro tutti inzaccherati noi pochi sparuti con bandiere che intonavamo, non troppo convinti, un canto partigiano. Giunti all'altezza del milite ignoto diffronte a piazza Gramsci mentre la banda intonava le prime note di Bella Ciao veniva giù il cielo. Col collega e coinquilino decidemmo, comunque, che la nostra manifestazione sarebbe finita all'inizio di via Roma e che arrivare al termine in piazza Carmine ci sarebbe costato un bel mal di gola. Il nostro dovere comunque pur nelle avverse condizioni era stato assolto. Oggi, invece, splende un bel sole degno di questa stagione. Tuttavia la manifestazione, così come tante altre in tutta la Nazione, non ci sarà. Non mi consola questo flash mob internetiano perché io sono della vecchia generazione che ha bisogno di cose reali, la camminata con amici e compagni del circolo "Gramsci" che tutti insieme cantiamo "Una mattina mi son svegliato, bella ciao..." con bandiere rosse e della Palestiba che sventolano.

  1. BUON 25 APRILE. ORA E SEMPRE RESISTENZA


giovedì 23 aprile 2020

22-23 aprile 2020 - piove governo ladro

"Aprile piovoso, maggio ventoso, anno fruttuoso" Sarà pure così però io di questo tempo comincio a stancarmi. Devo fare un sacco di lavori. Passare l'antitarlo al tavolino dei miei nonni, una delle poche cose rimaste a futura memoria. Nel periodo Pasquale non è stato possibile perché questo genere di lavori si fanno fuori, nel cortile, in giornate tiepide ma non ventose. Quei giorni il maestrale prima e lo scirocco poi hanno impedito la tinteggiatura. Questi giorni la temperatura era ideale. Ma la pioggia proprio non ci voleva. Ieri pensavo, in alternativa, che fosse la giornata ideale per fare il trattamento antinsetti sopra le tenere foglioline degli innesti nell'uliveto. Ma niente. La pioviggina dalla mattinata fino a tarda sera ha impedito anche quello.
Intanto procedo nel lavoro agile, ma di questi tempi le incombenze sono ridotte. Quindi ti ritrovi con molto tempo d'avanzo con questo clima che scoraggia qualsiasi minima velleità. Meno male che una chiamata nel tardo pomeriggio, provvidenziale ed insperata del direttore, ti consente di sparigliare le carte per tornare in città. Così stamattina di buonora in piedi pronto per una giornata concreta in ufficio. Mascherina, guanti, qualcosa da mettere sotto i denti perché anche col covid19 l'appetito c'è, gas al motore e via verso la SS 131. Più o meno alla stessa ora della scorso lunedì, a un km da Las Plassas, un ragazzo di statura media con felpa grigia jeans e stivali gialli se ne andava tranquillo con passo regolare nella via maestra destinazione, ho intuito, il maneggio che confina con un uliveto, che è stato sommerso d'acqua lo scorso autunno. Ricordo che a novembre, a circa tre km, proprio al bivio per Villanovafranca, un pickup della protezione civile ci costringeva a deviare verso villanovafranca per Mandas e poi Isili per tornare verso la SS 128, perché, proprio dove stamane ho incontrato quel ragazzo, un diluvio aveva fatto tracimare il fiume impedendo transito ai veicoli per una giornata intera. Perché dico questo. Ci torniamo dopo.
Dicevo giusto ieri che i lavori della sistemazione del manto stradale della SS 131, questo inverno, hanno creato diversi problemi alla viabilità, per almeno un mese, costringendoci ad uscire di casa almeno mezzora prima per arrivare puntuale a lavoro. Peccato che questa era una idea comune a tutti, perciò tutti ci ritrovavamo un tappo decongestionante di traffico all'ingresso di Cagliari, all'altezza del bivio per Sestu, vanificando la levataccia. Questa mattina, con passo regolare ed un ridotto flusso di macchine a circa 5 kg da Cagliari, di nuovo il rallentamento. Se non fosse che la maggior parte degli automobilisti avevano la mascherina (non capisco l'utilità se si guida da soli) avrei pensato che eravamo fuori pandemia o che qualcuno ci dicesse "siete su scherzi a parte". Invece no. Stavano mettendo il bitume. Ancora!?
Tornando sul punto interrotto, al rientro verso le ore 18, all'altezza del bivio per Villasanta un fronte di nuvoloni neri minacciava il diluvio. Giunto all'altezza del bivio per Villanovafranca stesso copione della scorsa volta, un rovescio temporalesco minacciava di bloccare la statale. Con andatura regolare armato di coraggio ho proseguito. Lo stesso ragazzo del mattino non curante del maltempo, mani in tasca, ombrello grande verde da cercatore di lumache probabilmente faceva ritorno a casa.
In tempi di pandemia succede anche questo, cioè fermarsi a cogliere i particolari del tragitto che in tempi normali, chissà se e quando torneranno, ti sfuggono perché assorti nella nebulosa di pensieri aggrovigliati, nella convinzione che tutto sia importante. Io credo che alla fine questo schifo di coronavirus ci ha consentito di sbarazzarci del superfluo. Comunque tra il serio e il faceto oggi sono arrivato tardi alla liturgica apparizione bisettimanale della conferenza stampa di Borrelli & co., croce e delizia degli ascoltatori drogati di cifre dati percentuali et similia. La guarderò in streaming?!
Termino ricordando che oggi inizia il Ramadan un mese impegnativo che interessa milioni di fedeli, anche nostri concittadini. Per dire.
Intanto continua a piovere.
Piove governo ladro!
p.s.: diminuiscono i contagi, ma del giorno della libertà non si vede manco l'ombra. Speriamo bene anche se chi visse sperando...


martedì 21 aprile 2020

20,21 aprile 2020 - il gioco dell'oca

In tutti questi anni devo aver percorso il tragitto da casa mia, al paesello, verso Cagliari diverse centinaia di volte, se si calcola che mi è capitato anche tre o quattro volte in una settima. Ogni volta quelle curve sembrano diverse, non so se dipenda dal clima, dall'umore o da quello che penso. A volte anche dalla musica in sottofondo. Eppure questo lunedì, ieri, mi sembrava un itinerario diverso. L'erba ai lati della strada andava sopra il guardrail. Vicino ad una cantoniera della vecchia tratta ferroviaria, che collegava il Sarcidano con la parte sud occidentale, un manufatto che sembra un residuato bellico, senza tetto e appuntellato ai lati per tenere i muri; di punto in bianco ho visto un cane che attraversava tranquillo nella curva a gomito; mi ha costretto ad una frenata, direi neanche brusca vista l'andatura poco veloce, ed a concentrarmi nuovamente sulla guida. Il cane, un meticcio bianco a chiazze nere, ha le sue ragioni, da quasi due mesi quella strada, l'innesto della SS 128, ha visto diminuire drasticamente il numero degli utenti di veicoli, se si eccettuano i camion. Va rilevato che di vetture questi giorni se ne vedono davvero poche, tanto più che ieri una leggera pioggerellina ci ha accompagnato quasi incessantemente tutti la giornata. Il pomeriggio terminata la quantità di piccoli incombenze da sbrigare prossime alla scadenza ho fatto rientro verso casa. Mi ripeterò se dico che la 131 è davvero strana con questo traffico limitato, sembra quasi che sia sovradimensionata rispetto alle esigenze della viabilità. Giusto questo autunno ha avuto il rifacimento del manto stradale che tanti fastidi e ritardi ci ha arrecato, con code interminabili all'ingresso della città. Un lunedì ho avuto un ritardo in ufficio di quasi due ore. La coda di macchine che procedeva lenta e partiva da Monastir, 12 km da Cagliari.
Dicevo, ieri, mattina e sera niente file, pochi veicoli, giusto qualche pattuglia di agenti che procedeva adagio. Questo lockdown ha dunque i suoi lati positivi, il traffico è diminuito tanto. Quando ne parlerò fra vent'anni, se sarò ancora in vita, qualcuno penserà che sto dicendo delle corbellerie. Il senso di un diario è anche questo, cioè memoria storica. Ai lati delle strade si vedono tanti asparagi, prima del coronavirus, tutti ad aspettare le belle giornate per raccoglierli. Gli scorsi anni, nelle nostre campagne, c'erano più cercatori che asparagi, lo dicevamo al bar fra amici e suscitava ilarità perché qualcuno per poter realizzare una quantità dignitosa doveva percorrere alcuni chilometri. Ora, questi giorni, nonostante ce ne siano tanti, non si possono raccogliere. Non c'è un divieto. Il divieto riguarda noi, che non possiamo circolare. Oggi, come ieri, piove. Anche volendo e potendo quando piove gli asparagi non si raccolgono.
Dunque ci stiamo avviando, almeno nella nostra regione, all'obiettivo del covid free. Nei media non si fa che parlare di fase 2 o 3, ma noi siamo sempre bloccati come cani alla catena, se si eccettuano le poche volte che per lavoro posso uscire. Ho come l'impressione di far parte di un gioco dell'oca con una sorta di coazione a ripetere, forse gli errori, i lanci di dadi che portano a quel certo numero senza nsj arrivare alla fine, cioè al tuttiliberi.
Temo che sia tutto un gioco. Non avete ancora capito, stiamo giocando al Gioco Dell'Oca.
Il 4 maggio, tirati i dadi, nella migliore delle ipotesi, si va alla casella 19 (casa o locanda) si paga la posta (sanzione) e si rimane fermi 3 turni.
Ma senza scomodare algoritmi credo che la sorte ci manderà tutti alla 58 (scheletro), si paga la posta e si torna alla casella 1, cioè allo stato del 9 marzo.
Vedremo


domenica 19 aprile 2020

18-19 aprile 2020 - weekend in pantofole

In questo fine settimana, orfani dell'appuntamento quotidiano di Borrelli su rainews24, che procederà invece con cadenza bisettimanale (lunedì e giovedì), non ci sono novità degne di nota. I contagi nell'isola sono piuttosto ridotti, da due giorni i decessi per fortuna si sono bloccati. Al Nord Italia ancora instabile la discesa. Nella noia da weekend non ci resta che sfogliare i quotidiani,  seppur virtualmente, in rete. La notizia che tiene banco oggi, ma credo anche nei prossimi giorni, è l'impossibilità di far sciogliere il voto al santo guerriero Efis del capoluogo sardo, che già, si tramanda, liberò Cagliari dalla peste nel 1652. In un post del 5 aprile ho descritto per sommi capi cosa significhi la festa di sant Efisio nella giornata del primo maggio, che si sovrappone alla festa dei lavoratori. Ebbene quest'anno non ci sarà. Il voto verrà sciolto ma non nel consueto bagno di folla, gruppi folk, kermesse di colori dei petali di rosa sparsi nella strade dove la statua del santo guerriero passa trasportato da un giogo di buoi. Non sarà possibile perché tutte le feste sono stoppate dal lockdown. Nella intervista rilasciata all'Unione il quarantesettenne sindaco di Cagliari ci notizia che il primo maggio ci sarà l'insediamento dell'Alter Nos e poi una messa. A settembre una grande festa. Non so con quale certezza possa dirlo considerando che lui è un talebano del lockdown e che si è distinto per quei terribili manifesti. Dunque Sant Efis verrà trasportato, a quanto pare con un mezzo militare, verso la chiesetta di Pula per far rientro in città il 3 maggio. Non è dato sapere se il santo dovrà dotarsi di autocertificazione o salvacondotto.
Per quanto mi riguarda, non me ne vogliano i suoi fedeli, la festa di sant'Efisio mi ha lasciato sempre tiepidino. Considerando che cade il giorno della festa del lavoro, che questo rito è uguale a se stesso da sempre, non mi entusiasma, ho sempre cercato alternative in altri luoghi che, invece, festeggiavano la festa dei lavoratori. In realtà gli appuntamenti festaioli sono stati sempre pochi e in località lontane da casa per cui nonostante ci fossero gruppi musicali o interessanti obtorto collo restavo nel mio paesino onorando l'ozio e il riposo fine a se stesso, in compagnia della tivù che dal pomeriggio a tarda sera trasmette il consueto concertone del 1° Maggio. Ogni anno mi sono ripromesso di fare il biglietto aereo in tempo per andare a Roma al concertone, ma credo che, visto gli anni che galoppano, resterà fra i desiderata inesauditi. Quest'anno poi meglio non pensarci

Intanto anche questa domenica se ne sta andando ed io registro un tempo inclemente con un cielo plumbeo che ci accompagna dalla mattina nonostante siamo nell'Isola del sole e del mare. Ora pioviggina e non si può uscire per un giro intorno a casa bemmeno nel giardino. Avessi un cane mi sarei sentito obbligato a varcare la soglia. La scusa del tempo inclemente mi fa convinto che è una giornata normale. Invece. Meglio un po' di musica ed un libro. Rigorosamente in pantofole.
Consiglio i Thievery Corporation in sottofondo, lounge e downtempo di qualità.

Passo e chiudo. See you.




mercoledì 15 aprile 2020

14-15 aprile 2020 - the answer is blowin in the wind

In questa sorta di 41bis ogni tanto ti è concesso prendere il tuo veicolo, ormai datato, per affrontare la 131 e recarti nel capoluogo. Lo smart working ti dà anche i suoi giorni concreti, non sempre e tutto è possibile on line.
Inutile dire che dai miei primi post la situazione è mutata, repentinamente. in città ormai sono tutto mascherinomuniti, giusto una ragazza col cane al guinzaglio ne pareva sprovista. Dal retrovisore ho visto, però, che ce l'aveva attaccata ad un'orecchia mentre nell'altra aveva il cellulare; una folata di vento rischiava di portargliela via e con un gesto repentino rischiava di far cadere il cellulare. I semafori stranamente sono veerdi e non ti consentono di scattare una foto in una atmosfera più ferragostana del dopo pranzo che di una mattinata primaverile. Alcuni signori di mezza età aspettano l'apertura della farmacia, altri hanno la busta del pane ben salda nella mano. Se ti è venuta voglia di un caffè, beh meglio non pensarci. Tutti i bar sono ovviamente chiusi. Leggevo che il TAR ha cassato l'ordinanza del sindaco di Cagliari che estendeva la chiusura anche ai distributori H24 automatici di bibite e merendine. Ha dovuto corregerla inserendo questa attività tra quelli da poter aprire purchè negli orari dei negozi.
L'Unione di oggi non pare d'accordo su quella bizzarra sparata riguardo le spiagge, giusto per salvare la stagione balneare (qui prodest?) scrivendo che "Box di plexiglass per salvare l'estate, no dei balneari", tant'è che, sottolinea, il presidente del SIB ha definito questa una ipotesi fantasiosa. Su altre questioni, quella ad esempio della ordinanza che prosegue nella chiusura delle librerie, in senso contrario rispetto al DPCM, non mi pare che questo giornale ne abbia parlato in negativo, ma neppure in positivo. La linea editoriale, dalla sua nascita, si sa, ha sempre seguito il vento dei governanti di turno, in realtà si è però trovata sempre a sostenere ... i poteri forti.
Dopo questa divagazione, che sarebbe assimilabile a una vox clamantis in deserto, proseguo la mia giornata sbrigando pratiche con un p.c. piuttosto sonnolento; l'antivirus lo imbriglia e forse sarà il caso di guardare qualche catalogo in rete per un nuovo acquisto. Intanto va.
Nel solito appuntamento delle 18 di ieri della ProCiv pare che la situazione, benchè sul discendere dei contagi non trova corrispondenza nel nord Italia dove i focolai, non si capisce bene perchè (ovviamente è una espressione retorica) non diminuiscono. In Sardegna le provincie di Oristano e Nuoro non registrano alcun contagio, mentre complessivamente nell'Isola son dieci. Nonostante questo il lockdown imposto è perfettamente in sintonia con quanto prescritto dalle regioni a trazione leghista. Alla faccia della autonomia di chi ci governa che insiste con l'autonomismo, a parole. Su questo ed altro credo che Emilio Lussu si stia rigirando sulla tomba tanti e tali sono gli abusi di questo termine. Intanto continua il numero dei decessi e anche ieri si sono registrate seicento vittime covid19, da noi cinque. Mi dico, quanto tempo dovrà passare prima che questo numero cali o si azzeri?
La risposta, diceva Bob Dylan, soffia nel vento.

Yes, 'n' how many deaths will it take till he knows
That too many people have died?
The answer, my friend, is blowin' in the wind,
The answer is blowin' in the wind.

(quanti morti ci vorranno perchè egli sappia
che troppe persone sono morte?
La risposta, amico mio, soffia nel vento
La risposta soffia nel vento)


giovedì 9 aprile 2020

8,9 aprile 2020 - tablet, device, ricchi premi e cotillons

"Emergenza coronavirus limitare gli spostamenti" .
Questo è il testo luminoso che appare nel banner del cartello stradale appena arrivi a Cagliari, passando per l'asse mediano di scorrimento, giù sulla destra l'ingresso per la rotatoria che ti porta verso via Peretti, Ospedale Brotzu, a sinistra verso il quartiere Monreale di Pirri, dritto verso il centro (con deviazione in via dei Valenzani) se prosegui verso il Poetto, o Quartu. Io, destinazione ufficio. Freccia a destra verso viale Marconi. Mi attende un compito indifferibile.
Visto che la modalità lavoro agile (smart working, secondo un piglio esterofilo) non consente di eseguire compiti manuali pratici, nel concreto la distribuzione dei "device" ai genitori degli alunni al momento forniti o più semplicemente meno abbienti, lo devi fare di persona. Il governo nel sito (nelle f.a.q. del Decreto #IoRestoACasa) ci tiene a sottolineare che "La presenza negli uffici è limitata ai soli casi in cui la presenza fisica del dipendente sia indispensabile per lo svolgimento delle attività strettamente funzionali alla gestione dell’emergenza e delle attività indifferibili. Le amministrazioni sono tenute a garantire il rispetto di tale indicazione, anche al fine del prioritario interesse alla tutela della salute del personale dipendente". Però. Concretamente devi materialmente essere presente in segreteria, per ricevere l'utenza, che deve compilare la scheda, firmare il contratto di comodato gratuito; mentre io devo individuare, a seconda dell'età dell'alunno, il p.c. o tablet idoneo, da consegnare, quindi segnare il numero seriale, ecc. ecc... intanto scambi due convenevoli dietro la mascherina, cercando di recuperare un rapporto umano in tempi di covid19. In tutta questa storia, però i bambini, i ragazzi, non ci sono. Sono a casa. Fra le quattro mura. In attesa che il lockdown termini. Unico cordone che li tiene in contatto col mondo, le lezioni in modalità on line nella didattica a distanza tanto cara, ormai, alla ministra in carica. Tutto ok? Direi di no. Fra dire e il fare, si dice, c'è di mezzo il mare. Con situazioni completamente diverse e anche opposte fra un alunno e l'altro, anche della stessa classe. Le differenze ci sono, eccome. Così come in tempi normali ci sono. C'è chi ha il giubbotto, o grembiule, griffato e chi no. È sempre una questione di classe, sociale.
Anche nella didattica a distanza. Chi ha avuto gli strumenti da subito ha potuto seguire agevolmente le lezioni. Gli altri no. Sono indietro. Come recuperare il gap? Per ora lo Stato consegna un device in comodato. E la connessione? C'è chi, però, non ce l'ha. Nella stessa classe. La ministra ci mette poco a dire che si sta applicando l'articolo 3 della costituzione
Tanto che ci vuole. Ci mette poco a passare dalla DAD facoltativa a quella obbligatoria. I mezzi di connessione? Gli stessi appena detti. I docenti? Stessa storia. Se già la scuola faticava a dare una certa omogeneità nazionale nel mondo della istruzione ora, tanto più se non si torna sui banchi, anche peggio. La soluzione, si va avanti e poi per decreto, tutti promossi. In questo siparietto situazionista tutto sta al suo posto come prima, del coronavirus. Chi ha i soldi va avanti.
Mentre consegno un tablet mi distraggo un un'attimo e guardo, nel piazzale, fuori quasi in fila indiana una decina di pavoni, tre maschi colorati uno più baldanzoso degli altri, fa la ruota. Fuori il cancello un vecchietto senza mascherina, che tiene al guinzaglio il suo cane di taglia media, incurante dei pericoli tuonati dal sindaco, anche con quegli orrendi manifesti, uno dei quali dice "meno esci, prima ne esci". Per non parlare delle sue esternazioni in tv in quella trasmissione trash di quella tal Barbara che si crede giornalista con movenze da femme fatale.
Ma cosa stavo dicendo? Ah! parlavo degli alunni.
Visto che siamo ad aprile è d'uopo la poesia Canzone d'aprile di Federico Garcia Lorca, che descrive quello che era, quando scriveva, ai suoi tempi, l'allegria che si respirava passando davanti ad una scuola. Momenti che davvero si teme tardino a tornare,
Escono allegri i bambini
dalla scuola,
lanciando nell'aria tiepida
d'aprile tenere canzoni.
Quanta allegria nel profondo
silenzio della stradina!
Un silenzio fatto a pezzi
da risa d'argento nuovo.
Vado pel cammino della sera,
tra i fiori dell'orto,
lasciando sulla strada
l'acqua della mia tristezza

La tristezza è quella sensazione che ci trasmette l'oggi passando davanti ad una scuola. Cancelli chiusi. Palazzi che hanno perso il senso.
Passerà. Speriamo. Intanto oggi si paventa un'altra proroga delle restrizioni. A dopo primo maggio. Dopo picco i contagi scendono ma la situazione è la medesima. Damn, shit, espressioni punketare in libera uscita.

Visto che in questo mese l'umore è questo, mi sa che termino con un verso di T.S. Eliot - da "La terra desolata"
Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera




mercoledì 25 marzo 2020

24, 25 marzo 2020 - aspettando il picco, che ancora non arriva

Ieri ed oggi il tempo non è stato di certo primaverile. Oggi in diverse località sarde centro orientali è caduta la neve. Dalla finestra del primo piano di casa mia, da dove si vede il tavolato della Giara e parte del Medio Campidano, verso le 13 timidi fiocchi di neve hanno fatto capolino sotto un cielo cupo. Per tutto il giorno grande freddo. Si resiste mettendo legna al caminetto accompagnato da leggère amenità.
Dunque si prosegue il nostro cammino, isolati, in mezzo alla peste con l'ansia di non essere contagiati e, nel caso di non conoscenza del proprio stato di eventualmente asintomatico, di non contagiare. Una quistione squisitamente etica e morale. Poi, chiaro, ci sono anche coloro che a costo di supplizi sanzioni e galera non seguono le indicazioni e prescrizioni normative per cui, in sintesi, devi restare a casa. Questa battaglia la si combatte così. Togliendo aria terreno o quel che si vuole al virus, dunque interrompendo la catena del contagio.
La Cina docet. Lì  si stanno riprendendo secondo quanto si apprende dai media quasi normalmente. Quello è il nostro obiettivo. Se l'Europa, in particolare il Regno Unito per bocca di Boris Johnson, inizialmente rideva di noi, nella insana idea dell'immunità di gregge, per non dire di quell'arrogante di Trump, ora sono tutti per la dottrina filocinese, adottata dall'Italia già da subito.
L'India da oggi ha chiuso dentro i propri confini i suoi abitanti a loro volta in lockdown presso casa loro. Parliamo di 1,3 miliardi di individui, che sommati al resto del pianeta ammontano a tre miliardi chiusi in casa.
Perché di questa lunga introduzione, perché credo sia cresciuto sempre più convintamente nelle persone a livello planetario la necessità di seguire pedissequamente le norme che impongono restrizioni alla circolazione per vincere la battaglia. La scommessa è alta. Vale la pena giocarcela.
Per questi giorni pare si stia avvicinando il picco del contagio, dopo un timido ma costante rallentamento che rappresenta il trend positivo, possiamo iniziare a vedere la discesa del male, della peste. Almeno in Italia.
Fino a ieri in Sardegna i positivi erano 421 di cui 64 nella città metropolitana di Cagliari. Ebbene la situazione da noi non è eccellente ma non così grave. A Cagliari i suoi abitanti si stanno comportando con responsabilità nella convinzione che stare a casa comporta si dei sacrifici ma che verranno ripagati col risultato positivo sperato. Non dobbiamo allentare la guardia.
Dico questo perché i cittadini cagliaritani non meritano quei cartelloni 6x3 a caratteri cubitali dal contenuto terroristico fatti affiggere dal neo sindaco Truzzu di FdI che tendono a colpevolizzare chi, ormai davvero pochi in una città, a tratti spettrale, seppure di rado esce di casa per fare la spesa o due passi. Questo sindaco così come  l'amministrazione regionale si è contraddistinto per aver fatto poco o niente se non riempirsi di slogan ed andare a traino della Giorgia o dei fedeli di Giussano, cioè in perenne campagna elettorale anche dopo eletti. Questi cartelloni vanno rimossi. La cittadinanza non merita queste offese da chi si è contraddistinto per essere in modo pervicace una sentinella in piedi e per le sue idee che rimandano a molto lontano, prima dell'epoca dei Lumi.

Bisogna sorvegliarsi senza tregua per non essere spinti, in un minuto di distrazione, a respirare sulla faccia d’un altro e a trasmettergli il contagio. Il microbo, è cosa naturale. Il resto, la salute, l’integrità, la purezza, se lei vuole, sono un effetto della volontà e d’una volontà che non si deve mai fermare. L’uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile. E ce ne vuole di volontà e tensione per non essere mai distratti; sì, Rieux, essere appestati è molto faticoso.
(Albert Camus, La peste)