Così tutto scorre, scorrono i minuti le ore i giorni. Viaggiano le sensazioni le parole gli sguardi. E tu che pensavi non ci si potesse abituare a questa situazione, da una fase all'altra. In questa fase ci siamo caduti come si dice con tutte le scarpe, facendo a gara chi è più virologo dell'altro o chi ha la soluzione pronta all'uso tipica di chi ha voglia di mandare aria ai denti senza nulla concludere. In questa fase ritornano gli antichi ed usati refrain elettoralistici di chi non perde occasione per dichiarare e dichiararsi che non cambia, anche col nuovo paio di occhiali, restando fedele a sestesso/a. Dunque nel tritacarne emozionale ci butti, ci buttano dentro, tutto l'armamentario classico di slogan e vuota demagogia, gli immigrati i comunisti il papa il 41bis il MES lockdown, tutto in salsa primaverile, ma sempre col solito acredine. Tutto intorno gli altri, a mano a mano. Dai sindaci di ogni di schieramento che, così come in Sardegna, si ritrovano a decidere aperture o prosecuzione dal lockdown, ma che poi alla fine, decidono di non decidere. Micasonoscemi direte. La frase magica è, c'e di messo la salute dei cittadini. Ma come alcuni parevano tarantolati tanto si dimenavano per aprire questa piuttosto che quella categoria, ed ora?, per ora niente tagli di capelli, per dirne una. Eppure li ho sentiti ieri e oggi che per questo lunedì 11 avevano già pronte le ordinanze, mancava giusto la data e la firma.
Invece no. Per ora siamo Fuori Fase. Si aspetta il 18 maggio per la Fase 3, perché il rapporto R con T non convince. Intanto stamattina ho fatto un giro a piedi nelle campagne circostanti che ti fanno ricordare da dove vieni e chi sei, lontano dal chiacchiericcio televisivo che ha stufato, con i suoi tuttologi pronti per ogni discussione ma che alla fine non gli daresti manco un condominio da amministrare figuriamoci seguire le loro soluzioni o ricette.
Voi dite di riapre il 18? Che sarà mai, in Cina sono rimasti bloccati per 100 giorni, ancora pochi giorni e li voglio vedere con birra in mano in gruppo, niente dispositivi di protezione, come nei navigli, sembravano canis scapaus de cadena, cani slegati. Eppure questi sono o devono essere gli stessi che pubblicavano nelle loro bacheche i camion militari che trasportavano le bare della bergamasca.
Dicevo ancora pochi giorni e non questo lunedì? Passerà, tutto scorre 《il tempo scorre lungo i bordi》, cantavano i Massimo Volume.
Eppure sembra non passare il tempo. Perché tutto resta uguale, la pandemia non è vero che ci cambia positivamente. Continuano a fare affari anche in mezzo ai casini più grossi perché gli affaristi hanno trovato occasioni per arricchirsi anche durante il terremoto, come Piscicelli che al telefono diceva "io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto», rideva mentre gli altri già contavano i morti del terremoto. Non cambiano, troppi soldi in ballo tra mascherine dispositivi e meccanismi economici europei, non cambiano perché le merde fanno affari, sempre. Ieri come oggi tanto più se fanno parte di cosche mafiose. E sembra che ogni volta sia diverso. Invece credo che anche stavolta troveranno modo di fare i soldi, ste merde.
Tutto cambia e non cambia niente. E noi a ricordare, per non dimenticare il passato. Ricordiamo i morti ammazzati dalla mafia, e dallo Stato, giusto oggi ricordiamo Peppino Impastato ucciso da una bomba il 9 maggio 1978. Si, ricordiamo Peppino e la sua ostinata e coraggiosa resistenza alla mafia, da casa sua a quella del boss Badalamenti giusto 100 passi, la sua pungente ironia dalle onde radiofoniche gli costò la vita. I giornali di allora scrissero che era saltato in aria con la bomba fabbricata per un atto terroristico, o di un suicidio. Quando di dice che la stampa va sempre in soccorso ai più forti, quando non è addirittura il megafono di quei poteri o le mafie
Peppino disse "Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà", qui è racchiuso tutta, credo, la bellezza del suo pensiero, prospettiva compresa.
A si biri
Disclaimer
Disclaimer
“CoronDiario” è un blog personale e non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.
Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy
Cookie Policy
Comunico ai lettori che questo blog utilizza cookie. Se si prosegue nella lettura senza disattivarli dal proprio browser o cliccando “ok” dal banner inserita dalla piattaforma di Blogger equivale ad acconsentire al loro utilizzo. Per maggiori informazioni consultare l'apposita pagina "Disclaimer, Privacy & Cookie”, oppure clicca “ulteriori informazioni” dal banner di Google.
Visualizzazione post con etichetta Lockdown. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lockdown. Mostra tutti i post
sabato 9 maggio 2020
domenica 3 maggio 2020
2,3 maggio 2020 - aspettando la fase2 con lunghi capelli
Nel turbinio delle aspettative sulle esternazioni del governatore della Regione Sardegna una volta comunicate, in streaming, ha lasciato più delusi che soddisfatti. Dal 4 si può andare a pescare ma le spiagge sono chiuse, il nucleo familiare può andare nelle seconde case ma non pernottarvi, si possono tosare gli ovini ma per i parrucchieri si aspetta l'11, fare attività sportiva ma distanziati. A nessuno è sfuggito il piglio pilatesco del governatore per cui ok all'apertura di cimiteri parchi giardini e ville però con libertà di gestione da parte dei sindaci lasciando a loro responsabilità conseguenze e specificazioni sul come e quando. Su questo il presidente dell'ANCI sarda Emiliano Deiana nel comunicato stampa non può fare a meno di sottolineare che《Purtroppo, e non per responsabilità dei sindaci sardi, siamo costretti a fare le nostre annotazioni a posteriori non essendo stati consultati preliminarmente all’adozione dell’Ordinanza da parte della Regione.》
Non solo ma in un colpo solo il governatore è riuscito pure a scontentare anche la Chiesa sarda. Nel comunicato stampa mons. Antonello Mura, Presidente della Conferenza Episcopale Sarda in seguito alle dichiarazioni del Presidente della Regione Sardegna, dichiara "I Vescovi sardi, pur apprezzando l'attenzione che il Presidente Solinas ha rimarcato nella conferenza stampa di oggi verso l'apertura delle chiese alle 'celebrazioni eucaristiche', si riservano di leggere e valutare il testo dell'ordinanza regionale che verrà firmata, tenendo conto che non sono stati consultati precedentemente e che decisioni di questo tipo - precisa mons. Mura - competono unicamente all'Autorità ecclesiastica". Inoltre. Nella pagina fb di NewsChorusChorus, vicina alla diocesi di Cagliari, è stato pubblicato un post a gamba tesa dove si sbugiarda il reale intento del governatore, senza giri di parole lo si accusa di voler strumentalizzare la situazione per tornaconto elettorale, degno dei suoi compari leghisti. Si dice...《 L’autorizzazione delle messe da parte della Regione Sardegna dal 4 maggio non fa altro che mettere in difficoltà i vescovi sardi che aspettavano indicazioni a livello nazionale per predisporre in sicurezza il ritorno in chiesa dei fedeli. C’è un forte odore di strumentalizzare i cattolici per ragioni di consenso politico》
Non solo ma in un colpo solo il governatore è riuscito pure a scontentare anche la Chiesa sarda. Nel comunicato stampa mons. Antonello Mura, Presidente della Conferenza Episcopale Sarda in seguito alle dichiarazioni del Presidente della Regione Sardegna, dichiara "I Vescovi sardi, pur apprezzando l'attenzione che il Presidente Solinas ha rimarcato nella conferenza stampa di oggi verso l'apertura delle chiese alle 'celebrazioni eucaristiche', si riservano di leggere e valutare il testo dell'ordinanza regionale che verrà firmata, tenendo conto che non sono stati consultati precedentemente e che decisioni di questo tipo - precisa mons. Mura - competono unicamente all'Autorità ecclesiastica". Inoltre. Nella pagina fb di NewsChorusChorus, vicina alla diocesi di Cagliari, è stato pubblicato un post a gamba tesa dove si sbugiarda il reale intento del governatore, senza giri di parole lo si accusa di voler strumentalizzare la situazione per tornaconto elettorale, degno dei suoi compari leghisti. Si dice...《 L’autorizzazione delle messe da parte della Regione Sardegna dal 4 maggio non fa altro che mettere in difficoltà i vescovi sardi che aspettavano indicazioni a livello nazionale per predisporre in sicurezza il ritorno in chiesa dei fedeli. C’è un forte odore di strumentalizzare i cattolici per ragioni di consenso politico》
Insomma, volano gli stracci e il governatore annaspa. Dopo settimane di suoi proclami del "liberitutti" la nuova ordinanza ieri, del 2 maggio, crea sgomento e reazioni scomposte fra i sardi, suo amici o nemici. Tanto più che anche il suo Comitato tecnico perde pezzi dopo le dimissioni del prof. Luca Pani (
"Deliri da incompetenza" il titolo di un post che ha scritto su Facebook, che sintetizza con forza perché lascia); il resto del Comitato oltre mere dichiarazioni di stile, per ora pare nulla di concreto.
"Deliri da incompetenza" il titolo di un post che ha scritto su Facebook, che sintetizza con forza perché lascia); il resto del Comitato oltre mere dichiarazioni di stile, per ora pare nulla di concreto.
Consoliamoci perché si può uscire un po' di più quanto meno nel proprio comune oltre i 200 metri. Per i viaggi oltre il numero chiuso dei motivi e qualcosa di più nell'ordinanza si viaggia, almeno fino all'11 davvero poco e restiamo con l'illusione di essere moderatamente liberi in questo gioco a step dove la Fase 2 ha più ombre che luci.
Per ora chi viaggia, come in quella strofa dei CSI è la natura, come sempre ha fatto anche senza gli uomini, 《Viaggia la polvere viaggia il vento viaggia l'acqua sorgente》.
Intanto i capelli crescono e immagino che questo anno ci sarà un ritorno alla moda beat con i "capelloni" della contestazione giovanile in controtendenza al taglio raso e dei calciatori.
Ora che ci penso dovrò contattare il mio barbiere per evitare di attendere le calende greche. Il mio barbiere dove mi reco da oltre 30 anni, Il tonsor nell’antica Roma, non ama fissare appuntamenti, ti sbriga in ordine di arrivo, se hai fretta, dice, torna quando ti è passata.
Il vento maestrale di oggi ci ricorda che siamo in Sardegna, la patria dei venti. Se questo vento dovesse proseguire, in genere con una durata a giorni dispari, ne avremo per almeno 3 o 5 giorni, anche volendo pesca attività sportive passeggiare e andare per parchi et similia dovranno attendere. Tanto giorni più giorni meno ci si abitua al lockdown col paradosso che ci saranno più pantofolai che salutisti amanti del movimento. Questo fine settimana con questa prima domenica di maggio mi sa che segnano attese deluse.
Per ora il mio Comune è fra i circa 250 con rapporto R con 0 pari a zero. Speriamo di proseguire nella striscia ottimale. Non scrivo "positiva" perché non di buon auspicio.
A si biri luego.
giovedì 30 aprile 2020
29,30 aprile 2020 - Generazione Covid (Covid Generation)
Nella conferenza stampa del giovedì della ProCiv di rainews24, a quanto pare sarà l'ultima, il pneumologo Richeldi, che per come vedo spesso glissa su certe domande, ha detto che i 15 giorni scorsi devono essere tenuti presenti per le prossime settimane come punto di riferimento dei risultati raggiunti, con trend in calo dei decessi e dei nuovi contagi, e su come si dovrà affrontare il futuro in convivenza col covid19. Per Borrelli l'emergenza non è finita. Il nostro servizio sanitario e il nostro sistema della protezione civile hanno dato una grande prova di serietà che faranno bene al nostro Paese. Con questo tono dimesso rilassato assisto a questa ultima "puntata" di informazione con l'impegno, dicono, che la ProCiv continuerà a fornire i dati aggiornati ai giornalisti. Borrelli termina la conferenza salutando, in tono scherzoso, "alla prossima volta, nel senso che per la Protezione Civile c'è sempre una prossima volta".
In questo quadro si muove il panorama politico nazionale tra Conte, che viene descritto dall'ItaloVivo Matteo come populista, l'opposizione di centrodestra coi loro flashmob mascherinomuniti e pseudo occupazione della Camera, i governatori di centrodestra che contestano la prosecuzione del lockdown, quindi con idee meno restrittive del Dpcm, che non libera diverse attività commerciali (bar, ristoranti, parrucchieri) e, fra il martello e l'incudine, i sindaci (ANCI) di quelle Regioni di centrodestra che sono sul piede di guerra, perché ritengono pericoloso aprire prima di quanto previsto dal Dpcm. In mezzo noi schiacciati nel quotidiano che viviamo tartassati di iperinformazione in questa bolla mediatica che soffia, da un lato per il liberitutti subito ad uso e consumo di calcoli elettoralistici, dall'altro la voce filogovernativa per una chiusura con allenamento a step fino a quando non si trova un vaccino che, secondo quanto dichiarato oggi dal virologo Fauci, arriverebbe a gennaio.
Non so cosa accadrà domani, nel senso del breve termine. So che la caducità delle cose ed il transeunte "dell'adesso" e del "fra pochi giorni" occupa gran parte dei nostri pensieri. Scrivevo appunto ieri l'altro sull'utilità o meno delle cose che ci parevano importanti fino a fine febbraio ed ora tutto o quasi pare abbia perso il valore. Persino un "barile di petrolio" che tante guerre scatena non pare stia vivendo grandi profitti; il consumo dei carburanti è diminuito di quasi la metà, segno dei tempi.
Dal dopo Covid ci sarà una generazione, io spero, che si riprenderà lo spazio con l'umanità in sinergia con la natura ed il suo rispetto. In controtendenza rispetto a quanto l'homo sapiens ha fatto finora, occupando ogni palmo di terra libero e fottendosene della grande madre Terra.
Io provengo, per poco, dalla generazione "boomer" nato prima del '65 e prossimo, per poco, alla generazione successiva, cioè dal 1965 fino al 1980 che viene definita "generazione X", e quella precedente è detta generazione silenziosa. Leggo in rete su Wikipedia che la mia generazione "contribuì notevolmente all'aumento di domanda per beni di consumo, stimolando la crescita economica registrata in quel periodo". Dopo è venuta la Generazione X di coloro che sono nati tra il 1965 e il 1979 ( X, a rappresentare la mancanza di un'identità sociale definita). Da Wikipedia estrapolo "L'influenza di questa generazione sulla cultura pop iniziò negli anni ottanta e ha avuto il suo culmine negli anni novanta. Storicamente la generazione X è inquadrata nel periodo di transizione tra il declino del colonialismo, la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda. Una volta giovani adulti, la generazione X raccolse l'attenzione dei media tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta, guadagnando la reputazione stereotipata di apatici, cinici, senza valori o affetti."
Poi arriviamo alla generazione Y, millennial generation, generation next (generazione successiva) o net generation (generazione della rete) cioè di coloro che sono nati fra i primi anni ottanta e la metà degli anni novanta.
Alla generazione "del millennio", coloro nati alla fine del XX secolo, succede la generazione Z. "Questa generazione è caratterizzata da un maggiore utilizzo e una maggiore familiarità con la comunicazione, i media e le tecnologie digitali. In molte parti del mondo, l'infanzia della generazione Y è stata segnata da un approccio educativo tecnologico e neoliberale, derivato dalle profonde trasformazioni degli anni sessanta.
A breve, quando tutti noi cominceremo a convivere con questo virus definito più subdolo dell'ebola, quindi già oggi, i primi nati credo verranno chiamati Generazione Covid.
Cosa farà questa generazione come sarà cosa dirà, nel campo culturale artistico musicale è presto perché queste sono pagine ancora da scrivere.
Un brindisi alla nuova GENERAZIONE COVID
lunedì 27 aprile 2020
26, 27 aprile 2020 - Liberi tutti?
Già dal primo pomeriggio di ieri si rimbalzavano le voci circa una diretta TV di Conte su anticipazioni della bozza sul Dpcm nuovo di zecca. Chi pensava al Liberi Tutti credo sia rimasto piuttosto deluso. Alle 20.25 ha fatto capolino il presidente del consiglio con un taglio di capelli fresco che faceva prevedere ,quantomeno, la riapertura dei barbieri/parrucchieri, magari all'uscita del barbiere una bella birra fresca al bar. Niente di tutto questo: bar e barbieri apriranno, invece, il primo giugno, ovviamente se i contagiati covid nel frattempo non saranno risaliti. Dall'incipit di Conte ho capito che non si trattava di inaugurare la fase 2 ma la fase 1,5 , come a dire una fase breve e transitoria.
Questo Dpcm avrà vigenza dal 4 maggio fino al 18. Non ci sarà il Liberi Tutti. Si potrà uscire per attività sportiva e attività motoria oltre i 200 metri e/o uscire dal proprio comune sempre con la autocertificazione che nel frattempo è diventata la numero 5, o forse 6, per i soliti arcinoti motivi ma non fuori Regione. La novità è che si potrà uscire per andare a casa di parenti e congiunti. Subito si è scatenata la ricerca del significato di "congiunti" creando non pochi equivoci. Subito sono arrivate le «Precisazione sul Dpcm sul termine congiunti: comprende parenti e affini, coniuge, conviventi, fidanzati stabili, affetti stabili anche fidanzati».
Manifattura tessile e costruzioni già dal 4 maggio che si affiancano a quelle già operative. La scuola riaprirà solo a settembre, questa questione per Mattarella è una ferita aperta. Inutile dire che su questo settore importante e centtale Conte sia stato evanescente e poco chiaro; non è che la ministra dell'istruzione brilli per chiarezza e prospettiva, però!!!
In un post precedente anticipavo che secondo me ci sarebbe stata la prosecuzione del gioco dell'oca per cui si ritorna nella casella di partenza come una "coazione a ripetere". Non voglio commentare il polverone che gira in rete da ieri, in particolare da chi è vicino alle posizioni dell'opposizione e dai leaders che soffiano sul fuoco della delusione e dell'insofferenza. Dico che questo lockdown ci sta provando il sistema nervoso e che forse non stiamo assolutamente tenendo in debita considerazione quanto oggi dice l'OMS, cioè che la fine della pandemia è lontana. Aggiungo inoltre che fra le "aperture" c'è la possibilità dei funerali con partecipazione limitata a 15 dei parenti. Capirai, se ci metti il personale delle pompe funebri restano numeri risicati. Invece i riti religiosi restano ancora in standby con grande delusione (per usare un termine morbido) della CEI. Anche di questo si è scatenata una sassaiola di commenti fuori dalle righe dal fronte dei talebani bigotti come se fossimo ancora nel medioevo e in Italia non ci fossero tante altre confessioni religiose e la Costituzione pone alla sua base la laicità dello Stato.
Questo Dpcm più allegati, per ora ancora bozza, andrà rivisto e limato fino al 4 maggio. Per questo non mi appassiona studiarci sopra visto che avrà una limitata vigenza di due settimane. Non voglio quindi indicare le novità rispetto al precedente in quanto, dicevo, le novità sono davvero poche. Voglio sottolineare che non capisco perché dobbiamo sopportare le pressioni di confindustria su ri-aperture dei vari settori della produzione quando nelle regioni a maggior contagio vi sono duecentomila industrie che non hanno mai chiuso, dico di oltre 50 % dei vari settori, ma su questo mi pare che non vi siano pressanti controlli. È chiaro che agli industriali interessano più gli sghei che la salute dei lavoratori. La pandemia non ha insegnato loro nulla.
Termino con il testo dei Subsonica, gruppo elettropop torinese di una regione, il Piemonte, laddove il numero dei contagi supera ormai l'Emilia. Un brano bello dinamico e carico di effetti con un testo che mi pare sia inerente al post ed al periodo che stiamo attraversando, gravido di speranza e aspettative.
Fortza paris e a presto liberi tutti
Mani in alto fuori di qua
Non resteremo più prigionieri
Ma evaderemo come Steve McQueen
O come il grande Clint in fuga da Alcatraz
Senza trattare niente con chi
Ha già fissato il prezzo al mercato
Dei nostri sogni dentro ai nostri giorni
Per la nostra vita
Liberi tutti, liberi tutti
Dai virus della mediocrità
Dai dogmi e dalle televisioni
Dalle bugie, dai debiti
Da gerarchie, dagli obblighi e dai pulpiti
Squagliamocela
Nei vuoti d'aria della realtà
Tracciamo traiettorie migliori
Lasciando le galere
Senza più passare dalla cassa
Liberi tutti, liberi tutti
Da ciò che uccide te
E tutto ciò che ho intorno
Da ciò che uccide te
E tutto ciò che ho intorno
Da ciò che uccide te
E tutto ciò che ho intorno
Da ciò che uccide te
E tutto ciò che ho intorno
Da ciò che uccide te
E tutto ciò che ho intorno
Dall'uomo che non è
Padrone del suo giorno
Da tutti quelli che
Inquinano il mio campo
Io mi libererò perché ora sono stanco
Liberi tutti, liberi tutti
giovedì 23 aprile 2020
22-23 aprile 2020 - piove governo ladro
"Aprile piovoso, maggio ventoso, anno fruttuoso" Sarà pure così però io di questo tempo comincio a stancarmi. Devo fare un sacco di lavori. Passare l'antitarlo al tavolino dei miei nonni, una delle poche cose rimaste a futura memoria. Nel periodo Pasquale non è stato possibile perché questo genere di lavori si fanno fuori, nel cortile, in giornate tiepide ma non ventose. Quei giorni il maestrale prima e lo scirocco poi hanno impedito la tinteggiatura. Questi giorni la temperatura era ideale. Ma la pioggia proprio non ci voleva. Ieri pensavo, in alternativa, che fosse la giornata ideale per fare il trattamento antinsetti sopra le tenere foglioline degli innesti nell'uliveto. Ma niente. La pioviggina dalla mattinata fino a tarda sera ha impedito anche quello.
Intanto procedo nel lavoro agile, ma di questi tempi le incombenze sono ridotte. Quindi ti ritrovi con molto tempo d'avanzo con questo clima che scoraggia qualsiasi minima velleità. Meno male che una chiamata nel tardo pomeriggio, provvidenziale ed insperata del direttore, ti consente di sparigliare le carte per tornare in città. Così stamattina di buonora in piedi pronto per una giornata concreta in ufficio. Mascherina, guanti, qualcosa da mettere sotto i denti perché anche col covid19 l'appetito c'è, gas al motore e via verso la SS 131. Più o meno alla stessa ora della scorso lunedì, a un km da Las Plassas, un ragazzo di statura media con felpa grigia jeans e stivali gialli se ne andava tranquillo con passo regolare nella via maestra destinazione, ho intuito, il maneggio che confina con un uliveto, che è stato sommerso d'acqua lo scorso autunno. Ricordo che a novembre, a circa tre km, proprio al bivio per Villanovafranca, un pickup della protezione civile ci costringeva a deviare verso villanovafranca per Mandas e poi Isili per tornare verso la SS 128, perché, proprio dove stamane ho incontrato quel ragazzo, un diluvio aveva fatto tracimare il fiume impedendo transito ai veicoli per una giornata intera. Perché dico questo. Ci torniamo dopo.
Dicevo giusto ieri che i lavori della sistemazione del manto stradale della SS 131, questo inverno, hanno creato diversi problemi alla viabilità, per almeno un mese, costringendoci ad uscire di casa almeno mezzora prima per arrivare puntuale a lavoro. Peccato che questa era una idea comune a tutti, perciò tutti ci ritrovavamo un tappo decongestionante di traffico all'ingresso di Cagliari, all'altezza del bivio per Sestu, vanificando la levataccia. Questa mattina, con passo regolare ed un ridotto flusso di macchine a circa 5 kg da Cagliari, di nuovo il rallentamento. Se non fosse che la maggior parte degli automobilisti avevano la mascherina (non capisco l'utilità se si guida da soli) avrei pensato che eravamo fuori pandemia o che qualcuno ci dicesse "siete su scherzi a parte". Invece no. Stavano mettendo il bitume. Ancora!?
Intanto procedo nel lavoro agile, ma di questi tempi le incombenze sono ridotte. Quindi ti ritrovi con molto tempo d'avanzo con questo clima che scoraggia qualsiasi minima velleità. Meno male che una chiamata nel tardo pomeriggio, provvidenziale ed insperata del direttore, ti consente di sparigliare le carte per tornare in città. Così stamattina di buonora in piedi pronto per una giornata concreta in ufficio. Mascherina, guanti, qualcosa da mettere sotto i denti perché anche col covid19 l'appetito c'è, gas al motore e via verso la SS 131. Più o meno alla stessa ora della scorso lunedì, a un km da Las Plassas, un ragazzo di statura media con felpa grigia jeans e stivali gialli se ne andava tranquillo con passo regolare nella via maestra destinazione, ho intuito, il maneggio che confina con un uliveto, che è stato sommerso d'acqua lo scorso autunno. Ricordo che a novembre, a circa tre km, proprio al bivio per Villanovafranca, un pickup della protezione civile ci costringeva a deviare verso villanovafranca per Mandas e poi Isili per tornare verso la SS 128, perché, proprio dove stamane ho incontrato quel ragazzo, un diluvio aveva fatto tracimare il fiume impedendo transito ai veicoli per una giornata intera. Perché dico questo. Ci torniamo dopo.
Dicevo giusto ieri che i lavori della sistemazione del manto stradale della SS 131, questo inverno, hanno creato diversi problemi alla viabilità, per almeno un mese, costringendoci ad uscire di casa almeno mezzora prima per arrivare puntuale a lavoro. Peccato che questa era una idea comune a tutti, perciò tutti ci ritrovavamo un tappo decongestionante di traffico all'ingresso di Cagliari, all'altezza del bivio per Sestu, vanificando la levataccia. Questa mattina, con passo regolare ed un ridotto flusso di macchine a circa 5 kg da Cagliari, di nuovo il rallentamento. Se non fosse che la maggior parte degli automobilisti avevano la mascherina (non capisco l'utilità se si guida da soli) avrei pensato che eravamo fuori pandemia o che qualcuno ci dicesse "siete su scherzi a parte". Invece no. Stavano mettendo il bitume. Ancora!?
Tornando sul punto interrotto, al rientro verso le ore 18, all'altezza del bivio per Villasanta un fronte di nuvoloni neri minacciava il diluvio. Giunto all'altezza del bivio per Villanovafranca stesso copione della scorsa volta, un rovescio temporalesco minacciava di bloccare la statale. Con andatura regolare armato di coraggio ho proseguito. Lo stesso ragazzo del mattino non curante del maltempo, mani in tasca, ombrello grande verde da cercatore di lumache probabilmente faceva ritorno a casa.
In tempi di pandemia succede anche questo, cioè fermarsi a cogliere i particolari del tragitto che in tempi normali, chissà se e quando torneranno, ti sfuggono perché assorti nella nebulosa di pensieri aggrovigliati, nella convinzione che tutto sia importante. Io credo che alla fine questo schifo di coronavirus ci ha consentito di sbarazzarci del superfluo. Comunque tra il serio e il faceto oggi sono arrivato tardi alla liturgica apparizione bisettimanale della conferenza stampa di Borrelli & co., croce e delizia degli ascoltatori drogati di cifre dati percentuali et similia. La guarderò in streaming?!
Termino ricordando che oggi inizia il Ramadan un mese impegnativo che interessa milioni di fedeli, anche nostri concittadini. Per dire.
Termino ricordando che oggi inizia il Ramadan un mese impegnativo che interessa milioni di fedeli, anche nostri concittadini. Per dire.
Intanto continua a piovere.
Piove governo ladro!
p.s.: diminuiscono i contagi, ma del giorno della libertà non si vede manco l'ombra. Speriamo bene anche se chi visse sperando...
Etichette:
Cagliari,
coronavirus,
Lockdown,
sardegna,
SS 131
martedì 21 aprile 2020
20,21 aprile 2020 - il gioco dell'oca
In tutti questi anni devo aver percorso il tragitto da casa mia, al paesello, verso Cagliari diverse centinaia di volte, se si calcola che mi è capitato anche tre o quattro volte in una settima. Ogni volta quelle curve sembrano diverse, non so se dipenda dal clima, dall'umore o da quello che penso. A volte anche dalla musica in sottofondo. Eppure questo lunedì, ieri, mi sembrava un itinerario diverso. L'erba ai lati della strada andava sopra il guardrail. Vicino ad una cantoniera della vecchia tratta ferroviaria, che collegava il Sarcidano con la parte sud occidentale, un manufatto che sembra un residuato bellico, senza tetto e appuntellato ai lati per tenere i muri; di punto in bianco ho visto un cane che attraversava tranquillo nella curva a gomito; mi ha costretto ad una frenata, direi neanche brusca vista l'andatura poco veloce, ed a concentrarmi nuovamente sulla guida. Il cane, un meticcio bianco a chiazze nere, ha le sue ragioni, da quasi due mesi quella strada, l'innesto della SS 128, ha visto diminuire drasticamente il numero degli utenti di veicoli, se si eccettuano i camion. Va rilevato che di vetture questi giorni se ne vedono davvero poche, tanto più che ieri una leggera pioggerellina ci ha accompagnato quasi incessantemente tutti la giornata. Il pomeriggio terminata la quantità di piccoli incombenze da sbrigare prossime alla scadenza ho fatto rientro verso casa. Mi ripeterò se dico che la 131 è davvero strana con questo traffico limitato, sembra quasi che sia sovradimensionata rispetto alle esigenze della viabilità. Giusto questo autunno ha avuto il rifacimento del manto stradale che tanti fastidi e ritardi ci ha arrecato, con code interminabili all'ingresso della città. Un lunedì ho avuto un ritardo in ufficio di quasi due ore. La coda di macchine che procedeva lenta e partiva da Monastir, 12 km da Cagliari.
Dicevo, ieri, mattina e sera niente file, pochi veicoli, giusto qualche pattuglia di agenti che procedeva adagio. Questo lockdown ha dunque i suoi lati positivi, il traffico è diminuito tanto. Quando ne parlerò fra vent'anni, se sarò ancora in vita, qualcuno penserà che sto dicendo delle corbellerie. Il senso di un diario è anche questo, cioè memoria storica. Ai lati delle strade si vedono tanti asparagi, prima del coronavirus, tutti ad aspettare le belle giornate per raccoglierli. Gli scorsi anni, nelle nostre campagne, c'erano più cercatori che asparagi, lo dicevamo al bar fra amici e suscitava ilarità perché qualcuno per poter realizzare una quantità dignitosa doveva percorrere alcuni chilometri. Ora, questi giorni, nonostante ce ne siano tanti, non si possono raccogliere. Non c'è un divieto. Il divieto riguarda noi, che non possiamo circolare. Oggi, come ieri, piove. Anche volendo e potendo quando piove gli asparagi non si raccolgono.
Dunque ci stiamo avviando, almeno nella nostra regione, all'obiettivo del covid free. Nei media non si fa che parlare di fase 2 o 3, ma noi siamo sempre bloccati come cani alla catena, se si eccettuano le poche volte che per lavoro posso uscire. Ho come l'impressione di far parte di un gioco dell'oca con una sorta di coazione a ripetere, forse gli errori, i lanci di dadi che portano a quel certo numero senza nsj arrivare alla fine, cioè al tuttiliberi.
Temo che sia tutto un gioco. Non avete ancora capito, stiamo giocando al Gioco Dell'Oca.
Il 4 maggio, tirati i dadi, nella migliore delle ipotesi, si va alla casella 19 (casa o locanda) si paga la posta (sanzione) e si rimane fermi 3 turni.
Ma senza scomodare algoritmi credo che la sorte ci manderà tutti alla 58 (scheletro), si paga la posta e si torna alla casella 1, cioè allo stato del 9 marzo.
Vedremo
sabato 11 aprile 2020
10,11 aprile 2020 - fine dell'american dreaming
Ieri nuovo DPCM che ci blinda in casa fino al 3 maggio con possibilità di aprire le librerie al pubblico.
Oggi, vigilia di Pasqua parto da una riflessione: leggo che il coronavirus nel mondo ha già mietuto circa 100.000 vittime.
Fra queste la percentuale più altra fra gli ultra settantenni, con una o più malattie pregresse, ma in particolare fra le classi meno abbienti. Dunque se mi ero fatto un'idea che il virus è democratico mi sbagliavo di grosso. Il virus ha un potenziale democratico, può colpire tutti, come sempre la possibilità di contagio dipende dalle condizioni materiali, da dove si vive dalla densità di popolazione e, ovviamente, dalle condizioni igieniche. Nei quartieri alti dove ci si chiude nelle proprie ville la probabilità scende allo virgola zero zero uno rispetto a chi vive negli slum o baraccopoli. Commentando le notizie del Tg di rainews24, dove le immagini che scorrevano mostravano una baraccopoli di Nairobi, mia madre ne è sortita di getto con una frase in limba che inquadra quella che in sintesi è, sempre, una questione di classe (sociale): "sos riccos ana a esser agorraos in sas villas, sos poberos in barraca. De cussos no nde moridi mancu unu", tradotto "i ricchi sono blindati nelle loro ville. I poveri nelle baracche. Dei primi non muore nessuno.
Se anche fosse, cioè se gli appartenenti alle classi agiate in seguito al contagio perissero, affronterebbero la malattia e la morte in ospedali di lusso. Parlo ovviamente di ciò che accade negli USA dove la sanità è interamente privata e se perdi il lavoro rischi di morire in strada. Ad oggi nel nord America oltre mezzo milione di contagiati, quasi 20.000 vittime.
Così scopri che a New York sono 7000 e 4.000 solo nell'ultima settimana. Il numero è talmente alto che non riescono a dare a tutti degna sepoltura. Per cui come si legge nella maggior parte dei quotidiani, ad essere sepolti nell’isola di Hart Island sono prevalentemente i senzatetto e gli indigenti, la fascia sociale più colpita dal virus. Le statistiche dicono che nell'isola se prima del Covid-19 si trattava di 25 sepolture la settimana, ora si parla di oltre 30 al giorno. La cosa più allucinante è che a svolgere il lavoro di sepoltura sono i detenuti del carcere di Rikers Island, dove si consuma un dramma parallelo, comune ad altre prigioni, dove il virus ha gioco facile. (Da Il Manifesto https://ilmanifesto.it/lisola-cimitero-di-new-york-dove-i-poveri-sono-seppelliti-dai-detenuti/)
Dunque due più due fa sempre quattro. Se sei ricco hai una degna sepoltura, se si povero verrai tumulato nelle fosse comuni e al termine di questa pandemia non avrai diritto neppure ad un fiore.
Una riflessione corre veloce in parallelo fra quanto visto gli scorsi giorni qui in Italia, nella bergamasca, i 70 camion militari che trasportano le salme delle vittime covid19, quanto meno per garantire a tutti una degna sepoltura, e le immagini dall'alto delle fosse comuni di Hart Island. Da noi la sanità è principalmente pubblica in servizio di sanità nazionale anche dopo i tagli lineari ai bilanci per 37 miliardi in questi ultimi anni. Negli USA no.
Nella settimana della passione di Cristo si infrange il sogno americano, patria del capitalismo mondiale, l'american dreaming che ha fatto sognare in tanti negli anni 60 e 70 complice anche i mega raduni musicali ed una certa parte della letteratura che ha ispirato la beat generation, perché negli USA potevi scorrazzare libero negli spazi sconfinati e cambiare lavoro quanto e quando volevi.
Oggi, quelle fosse comuni, stridono fortemente sullo slogan di Trump, e di Regan, Make America Great Again. Intanto si muore.
Questo brano dei Dead Can Dance credo sintetizzi questa riflessione.
When I walk into the promised land
We've been too long American dreaming
And I think we've all lost the way
(...Quando cammino nella terra promessa
E penso che tutti noi abbiamo perso la strada
Siamo stati troppo a lungo il sogno americano...)
giovedì 9 aprile 2020
8,9 aprile 2020 - tablet, device, ricchi premi e cotillons
"Emergenza coronavirus limitare gli spostamenti" .
Questo è il testo luminoso che appare nel banner del cartello stradale appena arrivi a Cagliari, passando per l'asse mediano di scorrimento, giù sulla destra l'ingresso per la rotatoria che ti porta verso via Peretti, Ospedale Brotzu, a sinistra verso il quartiere Monreale di Pirri, dritto verso il centro (con deviazione in via dei Valenzani) se prosegui verso il Poetto, o Quartu. Io, destinazione ufficio. Freccia a destra verso viale Marconi. Mi attende un compito indifferibile.
Visto che la modalità lavoro agile (smart working, secondo un piglio esterofilo) non consente di eseguire compiti manuali pratici, nel concreto la distribuzione dei "device" ai genitori degli alunni al momento forniti o più semplicemente meno abbienti, lo devi fare di persona. Il governo nel sito (nelle f.a.q. del Decreto #IoRestoACasa) ci tiene a sottolineare che "La presenza negli uffici è limitata ai soli casi in cui la presenza fisica del dipendente sia indispensabile per lo svolgimento delle attività strettamente funzionali alla gestione dell’emergenza e delle attività indifferibili. Le amministrazioni sono tenute a garantire il rispetto di tale indicazione, anche al fine del prioritario interesse alla tutela della salute del personale dipendente". Però. Concretamente devi materialmente essere presente in segreteria, per ricevere l'utenza, che deve compilare la scheda, firmare il contratto di comodato gratuito; mentre io devo individuare, a seconda dell'età dell'alunno, il p.c. o tablet idoneo, da consegnare, quindi segnare il numero seriale, ecc. ecc... intanto scambi due convenevoli dietro la mascherina, cercando di recuperare un rapporto umano in tempi di covid19. In tutta questa storia, però i bambini, i ragazzi, non ci sono. Sono a casa. Fra le quattro mura. In attesa che il lockdown termini. Unico cordone che li tiene in contatto col mondo, le lezioni in modalità on line nella didattica a distanza tanto cara, ormai, alla ministra in carica. Tutto ok? Direi di no. Fra dire e il fare, si dice, c'è di mezzo il mare. Con situazioni completamente diverse e anche opposte fra un alunno e l'altro, anche della stessa classe. Le differenze ci sono, eccome. Così come in tempi normali ci sono. C'è chi ha il giubbotto, o grembiule, griffato e chi no. È sempre una questione di classe, sociale.
Anche nella didattica a distanza. Chi ha avuto gli strumenti da subito ha potuto seguire agevolmente le lezioni. Gli altri no. Sono indietro. Come recuperare il gap? Per ora lo Stato consegna un device in comodato. E la connessione? C'è chi, però, non ce l'ha. Nella stessa classe. La ministra ci mette poco a dire che si sta applicando l'articolo 3 della costituzione
Tanto che ci vuole. Ci mette poco a passare dalla DAD facoltativa a quella obbligatoria. I mezzi di connessione? Gli stessi appena detti. I docenti? Stessa storia. Se già la scuola faticava a dare una certa omogeneità nazionale nel mondo della istruzione ora, tanto più se non si torna sui banchi, anche peggio. La soluzione, si va avanti e poi per decreto, tutti promossi. In questo siparietto situazionista tutto sta al suo posto come prima, del coronavirus. Chi ha i soldi va avanti.
Mentre consegno un tablet mi distraggo un un'attimo e guardo, nel piazzale, fuori quasi in fila indiana una decina di pavoni, tre maschi colorati uno più baldanzoso degli altri, fa la ruota. Fuori il cancello un vecchietto senza mascherina, che tiene al guinzaglio il suo cane di taglia media, incurante dei pericoli tuonati dal sindaco, anche con quegli orrendi manifesti, uno dei quali dice "meno esci, prima ne esci". Per non parlare delle sue esternazioni in tv in quella trasmissione trash di quella tal Barbara che si crede giornalista con movenze da femme fatale.
Ma cosa stavo dicendo? Ah! parlavo degli alunni.
Visto che siamo ad aprile è d'uopo la poesia Canzone d'aprile di Federico Garcia Lorca, che descrive quello che era, quando scriveva, ai suoi tempi, l'allegria che si respirava passando davanti ad una scuola. Momenti che davvero si teme tardino a tornare,
《Escono allegri i bambini
《Escono allegri i bambini
dalla scuola,
lanciando nell'aria tiepida
d'aprile tenere canzoni.
Quanta allegria nel profondo
silenzio della stradina!
Un silenzio fatto a pezzi
da risa d'argento nuovo.
Vado pel cammino della sera,
tra i fiori dell'orto,
lasciando sulla strada
l'acqua della mia tristezza》
La tristezza è quella sensazione che ci trasmette l'oggi passando davanti ad una scuola. Cancelli chiusi. Palazzi che hanno perso il senso.
Passerà. Speriamo. Intanto oggi si paventa un'altra proroga delle restrizioni. A dopo primo maggio. Dopo picco i contagi scendono ma la situazione è la medesima. Damn, shit, espressioni punketare in libera uscita.
Visto che in questo mese l'umore è questo, mi sa che termino con un verso di T.S. Eliot - da "La terra desolata"
Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera
Etichette:
aprile,
Cagliari,
coronavirus,
Garcia Lorca,
Lockdown,
TS Eliot
domenica 5 aprile 2020
4-5 aprile 2020 - La domenica delle salme
Una domenica delle palme inconsueta inedita e misconosciuta. In alcuni cancelli e portoni del mio Comune ho visto appesi ramoscelli d'ulivo e foglie di palme. Il Papa mentre celebra la messa in questa domenica nella Basilica deserta si rivolge ai giovani dicendo "Guardate ai veri eroi di questi giorni". Porte chiuse a Gerusalemme nella chiesa del Santo Sepolcro. Anche lì in Palestina si muore, e non solo di Covid19. A Gaza si tene una ecatombe, impossibile tenere le distanze, in una cronica emergenza sanitaria e ina popolazione allo stremo. Qui abbiamo la Protezione Civile a gestire l'emergenza, lì la Mossad. Le chiese sono chiuse. Dappertutto. Per domenica di Pasqua ancora non si sa. I credenti in casa loro hanno modo di ricongiungersi in preghiera con dio. Il lockdown impone di restare in casa ed uscire solo per giustificati motivi. Ricongiungersi in chiesa con dio non rienta fra questi. Riguardo le altre confessioni penso sia uguale. Tutti i riti religiosi andranno celebrati e officiati senza pubblico di fedeli, praticanti et similia. I bigotti sbigottiti. In questa inedita situazione chi ha ricoperto incarichi statali ed ambisce ad essere uno statista, magari tale da entrare nel libro di storia, cosa dice. Già cosa ci rappresenta.
L'ipse dixit del leader, della formazione politica che nei sondaggi è sempre prima, è che la scienza da sola non ce la fa, necessita l'intercessione del cuore immacolato di Maria. La sua diagnosi è questa, netta secca implacabile; arruolato in tutta fretta fra i tuttologi che ritengono l'apertura delle chiese, in questa giornata delle palme e a Pasqua, indifferibile per quei fedeli che in casa non riescono a pregare e possono dunque intercedere presso la madre del Signore solo in chiesa. Tranquilli l'ha detto scritto e palesato. Non è un post de Il Lercio. Se da un lato si fa richiesta di intercessione divina d'altro lato il Nostro intercessore è primo firmatario della Proposta di modifica 1.1 al DDL , al Senato, con cui si dispone all'art. 1 bis una riduzione della Responsabilità datori di lavoro sugli operatori sanitari e sociosanitari. Si dice, e si chiede modifica, testuale, "... Dei danni accertati in relazione alle condotte di cui al comma 1, compresi quelli derivanti dall'insufficienza o inadeguatezza dei dispositivi di protezione individuale, risponde civilmente il solo ente di appartenenza del soggetto operante ferme restando, in caso di dolo, le responsabilità individuali.».
Come dire se ti infetti e non hai indossato i D.I.P. è colpa tua. Siamo al paradosso e l'incredibile. Da un lato si intercede al cuore immacolato dall'altro si bastona. L’emendamento è stato successivamente ritirato dal Carroccio dopo le denunce dei sindacati.
Ma il nostro intercessore non è il solo. Il sindaco di Cagliari e della Regione Sardegna attendono che sant'Efis, santo protettore di Cagliari, festeggiato il primo maggio con processione di costumi della maggior parte dei comuni sardi in una kermesse di colori, ci liberi dalla peste. Come in quel lontano 1652.
Si legge nel sito dell'Arciconfraternita di Sant'Efisio: 《Nel 1652 in Sardegna infuriava la peste. Le autorità cittadine chiesero aiuto con un voto solenne a Sant’Efisio Martire, Efisio infatti poco prima di essere giustiziato per la sua fede aveva promesso di proteggere per sempre Cagliari e i suoi cittadini. La città di Cagliari raggiunge il momento più drammatico nell’estate del 1656 con la popolazione dimezzata. Nell’ottobre dello stesso anno l’epidemia finisce, ed i Consiglieri della Municipalità emettono il solenne voto, nel municipio situato al tempo in piazza Palazzo a Cagliari》
Nella testa dei nuovi amministratori Regionali e di Cagliari già si vedevano seduti nelle gradinate d'onore o nella balaustra in prossimità del palazzo municipale di piazza Matteotti, mentre salutano agitando la mano i gruppi folkloristici in un tripudio di colori e nel tappeto di petali di rose, sa armatura, al seguito di carri trainati dai buoi, is traccas, gruppi di cavalieri dei miliziani, accompagnati dal suono delle launeddas. Mai avrebbero immaginato di dover fronteggiare una emergenza di questa portata. Le risposte balbettanti e le soluzioni proposte non sembrano sufficienti. Anzi. Sono, siamo, fortunati perché i casi di positività sono limitati e probabilmente la Sardegna sarà fra le prime a fare da apripista alla fase 2. Questo sarà alla base del dibattito delle prossime settimane.
Chiudo nella speranza che le preghiere alla Madre dell'intercessore abbiano quale esito di farlo sparire quantomeno dalla TV.
Mi raccomando fate attività, muovetevi, si consuma tanta farina per dolci. Già non si trova più nei negozi e il lievito a birra è introvabile.
La mia domenica da non praticante e praticamente agnostico? Ascolto Fabrizio De André. Le nuvole e ...
La Domenica delle Salme. Attualissimo.
(...)
La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare
(...)
venerdì 27 marzo 2020
26,27 marzo 2020 - ... cani alla catena
Se penso a tutte quelle volte che per spostarsi da casa e raggiungere un negozio, ufficio o casa di amici, diffronte all'alternativa tra andarci a piedi o usare il veicolo la scelta cadeva spesso per la seconda. E ora. Siamo al paradosso! Vorremmo essere al posto dei nostri amici a quattro zampe dei vicini che ci infastidivano nella calura estiva coi loro versi latrati se non ululati, alla luna o alla loro fiamma. Già perché oggi il nostro vicino canemunito ha un vantaggio: è fra coloro che hanno "l'autorizzazione" a farsi due passi per consentire le deiezioni quotidiane dell'animale, suo amico. Gli altri, chi come me non ne possiede uno, può giusto farsi due passi per sgranchirsi le gambe col pericolo costante di essere esposto al contagio, se non, di fronte ad un agente troppo zelante, ad una sanzione.
Noi dunque ci troviamo in quella situazione descritta dai C.S.I. nel brano "In viaggio" di Ko de mondo
(...) Consumano la terra in percorsi obbligati i cani alla catena / Disposti a decollarsi per un passo inerte più in là (...)
Davvero disposti ad andare " più in là" anche per poco ma l'importante uscire. Invece devi stare in casa. Un "must" che ormai in pochi giorni è divenuto un modus vivendi di oltre tre miliardi e mezzo nel pianeta.
Per fortuna, si fa per dire, a scoraggiare queste nostre velleità ci si è messo pure il tempo che di primaverile ha davvero poco. Ieri 26 marzo, nel centro nord della Sardegna, in diverse località, nevicava. Da me soffiava per tutta la giornata una tramontana che in paese chiamano "araxi" o "bentu austesu", con rade soffiate di fiocchi di nevischio mentre stamane piove. Questa perturbazione ci accompagnerà per tutto il fine settimana. Allora, allegri, niente pulsioni di uscite fuorilegge. Si resta a casa, mentre il picco infettivo non si vede e le notozie dei positivi aumenta, in particolare fra chi sta nelle strutture che sarebbero dovute esserec"protette". Così non è stato. Di oggi la notizia che l'AOU di Sassari è stata commissariata. Tralascio qualsiasi commento sulle responsabilità della nostra classe dirigente regionale, sarebbe come ... sparare sulla crocerossa.
Etichette:
Cccp,
coronavirus,
csi,
io resto in casa,
kodemondo,
Lockdown
Iscriviti a:
Post (Atom)









